POETI

gli Artisti nell'ALCOVA

Antonella Maruzzella
BIO    
Non presente  
ANGELO

Ricci dorati i suoi capelli
stravolto il volto
chiara la pelle.

Rifuggiva dagli sguardi
per celar il tristo urlo
che gridavano i suoi occhi.

Sentimenti inesplicabili,
dinamismo quasi instabile
impossibile da esprimere:

le parole accartocciate
s'impigliavan nella gola
soffocava in agonia.

S'avvampava l'epidermide:
sul suo corpo un'esplosione
d'emozioni malattia.

Una notte l'ho sognato:
anelava d'essere amato
e il silenzio l'ha dannato

 

COME PROFUMO

Come il profumo
del limone in fiore
a Settembre
fluttua nell'aria
il pensiero di sempre.

Come rugiada
scivola dalle dita,
non puoi afferrarla
e ti passa la vita.

 

IL PRODE INCOSCIENTE (tra mito e realtà virtuale)

Prode cavalier
dalla mira sagace,
con tocco fugace
difende il suo Ver.

Dà un colpo fendente
poi schiva di scatto
ogni tipo d'affetto
tirando un mordente.

Dinamico, incostante
ei teme passione,
per sfuggir delusione
si tiene distante.

Attento e profondo
dal suo rifugio,
riparato pertugio,
rimira il mondo.

Da umani sentimenti
non è perturbato
e spesso dà fiato
ad acuti commenti...

E' questo il suo sogno:
che la poesia
dolce utopia
non sia per bisogno

ma per onorare
come un mulinello
il fiore all'occhiello
dell'arte l'altare.

Ma questa chimera
non trova mai modo
di arrivare all'approdo
e ancora lui spera...

E fin tanto che accada
nessun calore
gli scioglierà il cuore
ma lui non ci bada

e senza languore,
tien di lato la testa
così che in me desta
un sentito stupore.

 

Perchè scrivo....

Perché scrivo

Scrivo come forma di espressione personale, per me stessa.
Tutto ciò che scrivo parte da una tempesta interiore, da un turbinio di pensieri e sensazioni che si accumulano nel quotidiano, un caos interiore che esplode per poi prendere un ordine, una collocazione prosaica o lirica... ed è la quiete dopo la tempesta.

Nel quotidiano sono taciturna, amo ascoltare più che parlare, quasi trovo difficile esprimermi, sono riservata, un po' timida.
Anche adesso, nello scrivere di me, faccio fatica ad esprimermi, mi sento legata.

Invece, quando scrivo una poesia, un libro, un racconto, o quando creo un personaggio e lo recito, non ho freni, sono libera dalle catene, mi esprimo a pieno.

Ringrazio Alcova creativa per avermi accolta, la trovo interessante ed istruttiva, un buon e potente mezzo utile alla causa dell'arte.
Penso che l'arte, infatti, debba riappropriarsi del suo antico fasto ed essere ancora portatrice d'istruzione, di buon senso, fautrice di grandi ideali.
Essa può e deve dare una decisiva svolta al fine di migliorare le attuali condizioni in cui versa l'umanità.
Le azioni seguono alle idee, e l'arte dovrebbe prendere il suo posto di istruttrice delle masse, ritornare agli antichi fasti, essere la spinta che dia il via ad un cambiamento, una rivoluzione, un miglioramento del sistema mondo.
Mi fermo qui... il senso di inadeguatezza mi ha ripresa, improvviso, e mi è difficile continuare, la timidezza mi assale.
Anche chi scrive può non trovare le parole...

Antonella Maruzzella

 

 

 

AMORE MOLESTO

Scappa!
Fai presto!
Lui arriva funesto
il fiato sul collo
il solito gesto
ti copri la testa
il suo amore è molesto
e ancora ti pesta
ma tu non barcolli
tien alta la cresta
le lacrime amare le inghiottirai: ..... ........................ "Continua vigliacco
non t'amerò mai!".
Poi ecco si desta:
"Perdonami amore."
Gli occhi lucenti
color finto tristi
ti viene la nausea...
Non vede che il cuore
ormai più non l'hai?
Nel parapiglia
arriva tua figlia:
"Perché piangi mamma?
"Compare in un lampo
il sorriso perfetto:
"Ma no faccio finta!
Non vedi che è un gioco?
Andiamo sul letto
fingiamo sia un campo
e saltiamo sull'erba!"
Ci vuol così poco
a che un bieco ricordo
la bimba non serba:
"Tu sei la mia stella
e la vita è bella!".

 

MEGLIO ESSERE STOLTO

Qualche volta mi desto:
tutt'intorno dispersi
brandelli di me.

Lentamente mi svesto:
trovo il senno un istante
do un'occhiata ai paraggi
e non vedo un granché.

Prontamente mi vesto:
meglio essere stolto
parlare alle viole
e ascoltarsi da sé.

 

SARA' L'ECLISSI


Buia notte si faranno gli abissi:
ali negre di ombrosi gabbiani
planeranno quei fluttui
a sbeffeggiar
coi striduli versi
le comuni genti
che impietose
affogheranno
cogli umani impulsi repressi.

 

TEMPO COSTANTE

Scorre pressante
come l'acqua
di sfrenate cascate
che inevitabilmente
diverranno mare
Flusso eterno
che per sorte
arriva sempre alla morte.

 

Tratto da: "SOGNO O SON DESTA?"

Nella penombra l'arredamento gotico prendeva forma vivente.
Gli specchi del trumò erano gli occhi di un gigantesco fantasma, dalle tele degli arazzi si sporgevano arti e volti inumani.
La paura la inchiodava con la schiena contro la parete, la mente non le dava tregua: non era al sicuro, anche dal muro qualcosa o qualcuno avrebbe potuto afferrarla!
L'angoscia le faceva esplodere il cuore in petto così veementemente da assordarle le orecchie, da farle avere una agghiacciante suggestione anche uditiva: un rumoroso silenzio ovattato e pungente, un boato ritmato, colpi acuti nelle tempie.
Senza lucidità, calcolava i passi che la separavano dalla soglia della sua stanza, là, in fondo a quel buio corridoio e, nel mentre, esso si allungava a dismisura.
La camera era troppo lontana, le presenze che animavano l'oscurità l'avrebbero ghermita.
Era persa, irrimediabilmente risucchiata da un buco nero.
D'un tratto... un lampo, un bagliore di lucidità: avrebbe tentato il tutto per tutto... e corse senza respiro.
Cinque passi! Solo cinque passi l'avevano separata dalla soglia della camera da letto e dall'interruttore della luce, era stata la sua paura a farle parere quel tratto interminabile, la meta irraggiungibile.
Finalmente al sicuro, nella sua tana, lampada accesa e porta chiusa, si sedette sul letto a prender fiato per ristabilirsi dall'ansia provata poc'anzi.
Si guardò i piedi... se delle mani fossero sbucate dal pavimento per afferrarli? 
Li ritrasse di scatto, si abbracciò le ginocchia.
Riavutasi, si infilò sotto le lenzuola, si sdraiò supina, come un morto in una bara, per essere sicura di non essere presa alle spalle o di lato. 
Aveva tutto sotto controllo... si addormentò.
Ebbe un sonno tranquillo, non si mosse nemmeno.
Si destò ancora in quella posizione da defunto.
Sul comò un piccolo pendolo le indicava l'ora... le tre.
Gli incubi le davano la sveglia sempre alle tre, puntuali.
La luce era accesa... lei l'aveva spenta!!!
La porta della camera era chiusa, non c'era nessuno in casa... chi?
Chi aveva acceso la luce?
Fece per alzarsi ma era paralizzata, solo gli occhi potevano muoversi ed avere una buona visuale della stanza pur non potendo muovere il collo. Il cuore le tuonava dentro.
Stava sognando. E nel sogno si addormentò.
Si svegliò inchiodata, nel buio, gli occhi abituati all'oscurità distinguevano l'armadio, lo specchio, la porta aperta... lei l'aveva chiusa!!! 
Chi? Chi le aveva aperto la porta?
Lo sconquasso nel petto: boom, boom, boom...
Non era realmente sveglia e riaprì gli occhi: dalla porta chiusa si vedeva la luce provenire dal corridoio e lei era un sasso, immobile... 
Si risvegliò: l'anta dell'armadio era aperta..
Si destò ancora: il comodino era spostato.
Adesso era lucida, si rendeva ben conto di essere intrappolata in una matriosca di sogni ed aveva il terrore di non svegliarsi più.
Occhi chiusi, occhi aperti.
Cose spostate, cose sparite.
Luci accese, finestre aperte, cassetti in bilico...
E lei là, intrappolata...

Tratto dal Romanzo Epistolare "L'AMORE SPRECATO "

Sono amareggiata, avrei preferito trovarti felice e non esaurito.
Mi inquieta vederti dipinta l'espressione dell'urlo di Munch sul volto.
Ma non voglio che tu mi compiaccia fingendo di esser sereno, devi essere te stesso.
Vorrei sollevarti dai pesi che ti porti, vorrei donarti ali, e nuovi occhi che ti permettessero di trovare, in mezzo al tanto lercio che c'è al mondo, tutte le cose belle per le quali vale la pena scrollarsi in fretta di dosso le pene...
Come devo fare con te? Con la tua arrendevolezza?
Tu che ti chiedi sempre come fanno gli altri a fare certe scelte, a vivere in certi modi, spiegami come hai potuto dare a te stesso la punizione che ti sei dato non amandoti, non accettandoti? Raccontami, sei stato vittima? Carnefice? Entrambe le cose?
Quale Nemesi ha portato a cotanta Catarsi?
Hai sbagliato e, pentitoti, ti sei inflitto una condanna?
O non sei stato amato come e quanto hai desiderato, e ti sei convinto di non esserne degno?
Come hai fatto a diventare uno che non sa amare? Uno che prima di tutto, purtroppo, non sa amare se stesso?
Troppo severo e troppo lascivo...
Stai a guardare gli altri che vivono e non vivi.
E questo nostro rapporto? Che cos'è?
Mi dici che non vuoi perdermi e resti inerme, mi guardi e non mi afferri.
Mi dedichi canzoni d'amore, mi dici che mi hai sempre nel cuore, ma non fai niente per trattenermi... per timore.
Non mi basta! Io voglio che tu mi cerchi, voglio che mi leghi!
Voglio uno scambio reciproco di emozioni e sentimenti, voglio vederla la tua passione.
La passione che sento nella tua voce, che ti leggo sul volto quando ti fa cambiare espressione e che ti lasci implodere dentro trattenendola.
Vigliacco!
Ti conviene starmi lontano, scappa finché sei in tempo, perché quando mi stancherò e mi allontanerò inevitabilmente, ne soffrirai.
Tirando le somme, chi dà di più, col passar del tempo, comincia a sentirsi frustrato, si sente non apprezzato, trascurato, comincia a pensare che non ne valga la pena, si disamora, e finisce così.... irreparabilmente.
E se non mi stancassi potrei comunque farti cose terribili, e non ha importanza che non vorrei mai fare o dire qualcosa che ti facesse male, senza volerlo, senza sapere di cosa si tratti, potrei farlo...
Se solo avrò il dubbio che tu non m'ami, io svanirò.
Reciprocità o niente! Non ti darò scuse.

Marina

Tratto dal Romanzo Epistolare "L'AMORE SPRECATO "

Mio caro,
avrei dovuto tenere per me il mio segreto, ma vederti tutti i giorni ha fatto rinascere la fenice!
Sono esplosa, non ho saputo trattenermi...
Non ho pensato a niente, alla possibilità di essere derisa, alla possibilità di farti male, di farmi male ancora, al fatto di essere una donna intrappolata, una bambina sognante e una vecchia cinica...
Se avessi premeditato di fare un passo simile quanto meno mi sarei preparata, avrei cercato di farmi bella per piacerti...
Mi sarei liberata delle mie zavorre per non fartele pesare, mi sarei palesata in un modo migliore...
Ma ho imparato che è sempre inutile piangere sul latte versato.
Io sto bene , sono forte e capace di badare a me stessa devo sciogliere i miei nodi da sola così come da sola li ho annodati.
Quando mi hai scritto che ti dispiaceva di avermi involontariamente fatto del male non ho saputo risponderti...
Capita tutti i giorni, in tutto il mondo, a migliaia di persone di innamorarsi a senso unico, senza essere ricambiate, e che pretese dovrebbero avere?
Sai quante volte sono stata io al posto tuo?
Che colpe avrei dovuto sentire?
Avrei dovuto sforzarmi di ricambiare cosa?
E' così scocciante, soprattutto quando pretendono chissà che...
Sei troppo sensibile, sei empatico come me, senti le emozioni altrui al punto tale da viverle sulla tua pelle, da farne, avvolte, una malattia, ma non devi.
Sto pagando da anni un tradimento fatto a me stessa e a Dio, mi sono suicidata nel '96 e non per amore, o almeno non perchè non avevo il tuo amore, ma perchè ero sola da tutta la vita e volevo morire.
Così me la sono rovinata gettando via i miei principi, mi sono sporcata e sto ancora pagando le conseguenze delle mie azioni.
Sai che sono intransigente, non mi sono perdonata mai per aver tradito me stessa.
Sono così brava nell'autolesionismo.
Comunque è tutto passato, tutto risolto. Non voglio essere un pensiero pesante, non voglio preoccuparti, pensare a me deve solo farti stare bene...


Ti bacio Marina

 

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