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PROTAGONISTI
Bartolini
Nella caotica diversità della nostra contemporanea frammentazione di significato e segno, alcuni percorsi dell'attuale ricerca artistica ci appaiono come maggiormente strutturati e fondativi, luoghi dove la produzione del senso risulta alfine decifrabile in una articolata corrispondenza con la funzione stessa dell'arte e l'esistere dell'artista. Là dove essi risultano, sono emergenze di un panorama, che la vicinanza storica tende per lo più a mostrarci come opaco e indistinto, rendendo difficile l'esplorazione e il ritrovamento di quei valori che soli concedono destino e significato all'arte e al suo esercizio. In questa direzione il lavoro di Massimo Bartolini ci appare ben rappresentativo e sollecitante, intrapreso con una lucida capacità critica e percettiva dell'arte e della sua funzione. Ciò che maggiormente qui ci interessa, proprio nella prospettiva "Versus 2000" che è la cifra di questa mostra, è il valutarne la conquista di un linguaggio altamente comunicativo, la chiarezza verbale e concettuale della sua opera potremmo anche dire, che nel suo lavoro si esplicita in una benaugurante ricchezza di senso e indicazione di nuovi territori del fare artistico.
E' innanzitutto il luogo stesso dell'arte che nel suo lavoro trova ridefinizione attraverso l'ampliamento ad enne possibilità dello spazio fisico del suo agire, che è naturalmente soprattutto mentale. Che si tratti dell'ambiente asettico dell'opera "Testa n° 4" (1997), bianco laboratorio della percezione e dello straniamento, dove al visitatore è dato sperimentare l'annullamento delle relazioni spazio-temporali in una felice congiunzione con la metafisica di sollecitazioni visive e sensoriali, capaci di inverare una lettura puramente critico-percettiva dell'opera in direzione di un coinvolgimento largamente emozionale, o che si sia introdotti nella gradualità luminosa dell'opera "Head n° 3 (Library)", dove con il farsi della luce si assiste all'epifania degli oggetti, o, ancora, che si sia indotti come nell'opera a ripescare quell'uomo in mare che dall'interno-esterno della stanza ha salutato una nuova, magari anche ingannevole, possibilità percettiva del reale, la strada intrapresa da Bartolini va chiaramente verso una sorta di taumaturgia del gesto artistico, che riammette alla speculazione territori inusitati della realtà. L'oggetto della sua riflessione estetica e critica si identifica infatti con un'operazione che da un lato sembra quasi in continuità con le esperienze concettuali, ma dall'altro apre ad una sconosciuta mistica degli oggetti, dei luoghi, dei comportamenti, delle emozioni, della visione, che strappati, al disegno rassicurante delle idee e della necessità, prendono vita autonoma, indicando processi percettivi ed estetici inediti dove si vagheggia di una polarità antropometrica ed esistenziale che riammette l'uomo o il visitatore al centro dell'opera. Agire lo spazio e le sue mutazioni, percepire le cose e le loro trasformazioni, riconnettere valore ai significati che emergono dallo spaesamento, anche ironico, quasi sempre sorprendente delle nuove relazioni sensoriali che egli contestualizza con diverse modalità espressive nei luoghi prescelti per il suo intervento, costituisce la sua e la nostra esperienza dell'agire dell'arte, che da processo diventa forma compiuta, solido e rigenerato strumento di conoscenza dell'io e dell'altro da sé.
Gabriella Belli