stils da video - installazioni - fotoart - bodyart
alcovacreativa.org
 
PROTAGONISTI
Giovanna Lacedra
Trasformare in arte la patologia.
Fare in modo che il corpo,
da anni ostaggio di rituali ossessivi,
da anni contenitore di vuoti affettivi, di assenze e di mancanze,
da anni vittima e carnefice di se stesso,
diventi racconto espressivo e creativo di una tra le più paradossali malattie:
il disturbo anoressico-bulimico.
Mangiare niente come mangiare tutto.
Svuotarsi come ingombrarsi.
Mettere dentro il mondo intero, o il mondo intero rifiutare.
Sbranare pulsionalmente l’amore che non si ha, o scegliere stoicamente la rinuncia.
Controllare il corpo per illudersi di controllare la vita intera.
Operare calcoli minuziosi, e istituire una vera e propria aritmetica del desiderio.
Sottrarsi chili per sottrarsi ai desideri.
Scarnificarsi e rischiare la vita, pur di rendersi visibili.
Fingersi inarrivabili, perché il contatto è già una ferita.
Non ho bisogno di niente. Non ho bisogno di cibo. Non ho bisogno di te

Trasformare in arte la patologia.
Con un corpo che hai stancato, creare.
Mettere in scena il dolore, la rabbia, l’ossessività.
Mettere in scena il paradosso dell’anoressia.
Il paradosso della fame. Il paradosso della dismorfofobia.
Ricavare, da una esperienza reale e personale, nuovo materiale espressivo.

La performance che ho, con grande fatica emotiva, ideato e progettato, grazie al sostegno della mia curatrice Grace Zanotto, è totalmente autobiografica, e quindi visceralmente mia.
Da 14 anni la mia vita dondola sull’altalena dell’anoressia-bulimia.
E non è facile. Non è facile per niente.
Ora ho deciso di scendere, e provare a raccontarla, a modo mio. Con un happening, del quale sarò la sola protagonista.
“IO SOTTRAGGO” vuole essere la rappresentazione di quel luogo immaginario, ma dai confini ben delineati, in cui finisci per autoblindarti, una volta diventata vittima di questa paradossale patologia. E’ un luogo isolato, matematizzato, stretto e raccolto; è il luogo dei rituali ossessivi e della triangolazione cibo-corpo-peso.
Un luogo che lentamente diventa tutto lo spazio di cui disponi.
Diventa la vita intera, e non lascia spazio per nient’altro, se non per quella martellante triangolazione che illusoriamente ti sterilizza da ogni altro desiderio vitale.

A quattro anni ero una bambina che camminava per ore
lungo il perimetro quadrato dell’ampio salone vuoto di un asilo.
Senza che nessuno mi fermasse. Senza che nessuno mi abbia mai fermata.
A trentatre anni sono una donna che invisibilmente cammina lungo il triangolare perimetro di un’ossessione: farmi vuota.
Sottrarre da me l’ingombranza.
Sottrarre da me ogni sporgenza, ogni morbidezza, ogni eccesso, ogni evidenza.
Sottrarre da me ogni appetito.
Svuotarmi del desiderio.
Voglio soltanto sentirmi leggera.
E per questo, sottraggo.
Razzio la materia.
Sferro colpi algebrici.

Io no, non sono anoressica.
Sono soltanto
la presentificazione di una mancanza.

IO SOTTRAGGO