POETI

gli Artisti nell'ALCOVA

Indro Pezzolla
BIO    

Indro Pezzolla, ospite sul pianeta Terra dal 18 ottobre 1979, spazia nella sua forma espressiva tra la scrittura di poesie, racconti, romanzi, canzoni e la pittura, campo in cui, attraverso l’utilizzo di colori acrilici, crea le sue opere con lo pseudonimo Indrajit.
Negli anni 2003-2004 collabora con i giornali gratuiti di ispirazione umanista Frammenti e L’officina dei sogni, scrivendo articoli di opinione e curando una rubrica dedicata al fitness.
Il suo esordio narrativo arriva nel 2011 con il romanzo È colpa del cuore a cui segue, nello stesso anno, Ti prometto, entrambi editi da Falzea Editore.
Nello stesso anno, venuto in contatto con il mondo delle arti figurative in seguito all’incontro con l’artista Elena Croce (Parvaneh) e il suo massaggio dei colori, inizia a dipingere utilizzando mani, pennelli, spatole, forchette e oggetti d’occasione scegliendo di volta in volta una canzone e lasciando che sia la musica a guidare i gesti che mischieranno i colori. Realizza opere astratte prediligendo l’impiego di glitter che offrono al quadro la possibilità di interagire con l’ambiente esterno catturando e riflettendo luce. Come i suoi quadri, Indro, nella sua espressione artistica, cattura dall’esterno dedicandosi all’introspezione dei mesi invernali nei quali scrive, per poi riflettere la sua luce nella pittura prevalentemente in primavera ed estate.
Nel 2012 viene incluso nell’antologia di poeti contemporanei Le verità nascoste edita da Edizioni Galleria Signorini e pubblica con La Memoria del Mondo Libreria Editrice il racconto illustrato Dreamland.
Vince, nella sezione testo per canzone, l’edizione 2012 del Concorso Letterario Nazionale Nuova Scrittura Attiva.
È socialmente impegnato all’interno del carcere di S. Vittore di Milano dove tiene un Laboratorio di poesia.
Nel tempo libero si crede un artista.

Passi tratti da “È colpa del cuore” di Indro Pezzolla – Falzea Editore

NOTA DELL’AUTORE

Quando mi chiedono come è nato questo libro, rispondo “all’improvviso, durante cinque notti insonni, sotto l’effetto dell’influenza e della tachipirina...”

Quando mi chiedono come creo un personaggio, rispondo “guardando me stesso, le persone che mi circondano e con l’insostituibile aiuto della fantasia…”

Quando mi chiedono che effetto fa scrivere un libro, rispondo che “è come innamorarsi…”

E quando mi chiedono perché scrivo, rispondo che “non lo so… in fondo quando si è innamorati, non si sa perché lo si è.”

 

Tratto dal capitolo 4.

Nella stanza c’era odore di incenso, oppio e sesso consumato. La luce era lieve, filtrava da una tapparella non completamente chiusa e la giornata fuori doveva essere una delle migliori domeniche del mese.

Ivohnne era sveglia, leggermente sdraiata su due cuscini che, alla testa del letto, le fungevano da schienale e fumava una sigaretta ultra sottile mentre guardava la schiena di Pierre.

Aveva i capelli neri corvini, lisci, molto lunghi, la carnagione chiara, il viso assottigliato e il corpo magro. Dimostrava sui quarantacinque anni ma poteva anche averne dieci in più.

Pierre dormiva ancora, sdraiato a faccia in giù, senza cuscino, con la testa ai piedi del letto e il viso rivolto nella direzione dei piedi di Ivohnne. Sulla sua schiena, all’altezza delle spalle, era ben visibile un tatuaggio: una pergamena con la scritta Memento Audere Semper, ricorda di osare sempre. Ivohnne adorava quel tatuaggio.

© I. Pezzolla, E' colpa del cuore, Falzea Editore.

Tratto dal capitolo 8.

“Ecco, ho finito. Guarda se ti piace!” – disse Ivohnne con un’espressione molto soddisfatta.

Aurélie scese dallo sgabello e andò a guardare il quadro.

Raffigurava lei, con l’espressione preoccupata, mentre teneva stretto un ragazzo senza volto che le dava le spalle. E in alto, nel cielo, due grandi e profondi occhi di donna osservavano la scena. Erano gli occhi di Ivohnne.

© I. Pezzolla, E' colpa del cuore, Falzea Editore.

Tratto dal capitolo 12.

Isabelle e Philippe avevano un abitudine, da anni si lasciavano quotidianamente dei messaggi in una lavagnetta posizionata nel loro piccolo ingresso. Talvolta si trattava di messaggi poetici, talvolta di semplici comunicazioni su piccole questioni domestiche, ma sempre con un pizzico di romanticismo. L’ultimo ad uscire la mattina, Philippe, lasciava il suo messaggio; la prima a tornare, Isabelle, leggeva il messaggio e poi scriveva il suo.

Isabelle era seduta in salotto, nella poltrona preferita di Philippe. Aveva in mano la lavagnetta e leggeva ciò che le aveva scritto il fidanzato: "L’amore viene, l’amore va… il mio resta."

Cancellò il messaggio e scrisse: "Non me la sento di sposarmi."

Rimise la lavagnetta al suo posto e tornò a sedersi in poltrona in attesa dell’arrivo del suo fidanzato.

© I. Pezzolla, E' colpa del cuore, Falzea Editore.

Tratto dal capitolo 13.

“Se ti fai prendere dall’apatia e perdi l’entusiasmo è la fine. Tutto quello che vivi non vale più niente, invece è soprattutto dalle esperienze più tristi che possiamo trarre il miglior insegnamento e ricominciare a vivere. C’è una poesia che recita:

Due cose mi hai regalato:

sensazioni stupende…

e per questo posso solo ringraziarti

una terribile sofferenza…

e per questo posso solo ringraziarti.

 

“E chi l’ha scritta sta cazzata?”

“Indro Pezzolla, un famoso scrittore italiano.”

“C’è perfino qualcuno che diventa famoso scrivendo certe cose? Ma dove finirà il mondo?! Comunque io non riuscirò più ad avere entusiasmo dopo questo dolore.”

“Non è vero, devi solo trovare una persona nuova capace di amarti ed essere pronta a fare altrettanto e l’entusiasmo arriverà. E quel giorno capirai anche il valore e l’utilità del dolore che provi oggi. Un dolore, quando lo superi, diventa saggezza… comprensione… noi abbiamo due gambe, amica mia, una si chiama felicità, l’altra sofferenza. Per andare avanti nel nostro cammino ci servono entrambe. Non si cammina con una gamba sola.”

© I. Pezzolla, E' colpa del cuore, Falzea Editore

Tratto dal capitolo 16.

“(…) I ricordi sono belli, anch’io ci sono molto legato, fin troppo... ma dobbiamo essere consapevoli che, per quanto bello sia in certi momenti ricordare, i ricordi sono delle ancore che ci impediscono di navigare... e se la meta del viaggio è la crescita, questa e i ricordi seguono due strade diverse (...)”

© I. Pezzolla, E' colpa del cuore, Falzea Editore

Tratto dal capitolo 18.

Isabelle era a casa dei genitori, dove si era trasferita dopo essere stata cacciata da Philippe. Era davanti al computer e scorreva i messaggi di posta elettronica. Entrò in una delle tante vecchie mail che aveva ricevuto da Antoine, prima ancora che prendesse la decisione di allontanarlo. C’era una poesia.

FORSE

Forse non sapremo mai
perché la prima volta
che ti ho guardata
non ti ho vista

Forse non sapremo nemmeno
perché è avvenuto
all’improvviso

Forse non sapremo mai
come sarebbe potuto essere
tra di noi

Forse non sapremo mai
perché non hai trovato la forza
di darmi una possibilità

Forse non sapremo mai
dove ho trovato la forza
di venire al tuo matrimonio

Forse non sapremo mai
se sarei stato capace
di renderti più felice
di quanto abbia fatto lui

Forse non sapremo mai
tutte queste cose
ma di sicuro
siamo ancora in tempo
a farle andare diversamente

Isabelle rilesse questa poesia e poi rimase diversi minuti a fissare il vuoto, riflettendo. Poi ripensò alle parole che Antoine le aveva detto nel loro ultimo recente incontro.

"Spezza le catene, il cancello te lo apro io…"

Queste parole la riportarono con la mente al giorno in cui, dopo un conflitto interiore durato diversi mesi, scelse di tradire Philippe.

© I. Pezzolla, E' colpa del cuore, Falzea Editore

Tratto dal capitolo 30.

“(…) È difficile restare sulla cresta dell’onda senza farsi travolgere dalla fama, ho bisogno di qualcuno che sappia stimolare in me quella creatività primitiva che mi ricorda "chi sono e da dove vengo" prima che mi perda nel "chi sono diventata". Ho bisogno di qualcuno come te. Io ti insegnerò tante cose, ti insegnerò la differenza tra vivere ed esistere, ti insegnerò ad assaporare ogni attimo della vita, a prendere il meglio, ti insegnerò a trattare con gente di alto livello, farò di te un uomo ma mi prenderò cura di te quando ti sentirai bambino. Ma ho bisogno che tu mi dia la tua freschezza, altrimenti appassirò, appassirò come donna e come artista e mi farò travolgere da un mondo che nulla ha a che vedere con l’arte (...)”

© I. Pezzolla, E' colpa del cuore, Falzea Editore

Tratto dal capitolo 31.

“Come potrei dimenticarti Ivy? Sei parte di me. Ricordi la lezione che mi hai fatto sui colori quando ho posato la prima volta per te? Mi dicesti che quando si mischia la tempera per modificare una tonalità, il nuovo colore che si viene a creare, per quanto diverso, conserverà sempre delle particelle di quei colori che hanno permesso la sua creazione. Mi dicesti che è la stessa cosa che avviene nella vita quando incrociamo quelle persone che lasciano una traccia incancellabile del loro passaggio. Persone che si fondono con i nostri sentimenti, i nostri pensieri, i nostri giorni, il nostro essere, formando quelli che saranno poi i ricordi più intensi. Tu sei una di queste persone, Ivy. Non ti dimenticherò mai.”

© I. Pezzolla, E' colpa del cuore, Falzea Editore

 

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