SCULTORI

gli Artisti nell'ALCOVA

Vittorio Tessaro
BIO   Note critiche 01
L'uomo, fra le tante cose è fatto anche di emozioni, umori e stati d'animo che possono cambiare in continuazione anche nello spazio breve di qualche minuto.
Ora, l'artista, altro non è che l'esaltazione a volte esasperata di questi stati d'animo.
Emotivamente è senz'altro più sensibile della maggior parte dei suoi consimili, per cui, sotto un certo punto di vista, maggiormente ricettivo a stimoli esterni di qualsiasi natura essi siano.
E' chiaro che non basta questo per essere un artista, ci vuole anche la capacità manuale ed interpretativa.
Ma se le tre cose coesistono, (emozione, manualità ed interpretazione espressiva) ecco che l'artista diventa padrone della materia di cui si serve a tal punto da poterla trattare come meglio gli aggrada in quel preciso momento glorificando a questo punto l'Arte e se stesso, arrivando a raggiungere a volte una sensazione strana ed inspiegabile di libertà, di immenso ed assoluto.
Quando inizio un opera, non è detto che per forza la debba portare a termine prima di iniziarne un'altra.
Quante volte ho incominciato un lavoro lasciato poi incompiuto per mesi o addirittura anni.
Normalmente porto avanti più lavori nello stesso periodo, e il più delle volte con temi discordanti tra di loro, così che a seconda dell'umore con cui mi sveglio il mattino o dell'ispirazione data dal momento, posso aggredire la materia se si tratta di un toro vibrante o di un cavallo nervoso, come posso accarezzare la stessa se si tratta ad esempio di un nudo di donna, di una pubertà o di un ritratto di bimba o di una ballerina classica..., o, ancora, pormi di fronte alla materia con tutt'altro atteggiamento se si tratta di un atleta, una ginnasta, o un contorsionista o altro....
Non mi pongo e non mi voglio porre limiti forzati come qualche critico d'Arte mi ha a suo tempo suggerito: “Prendi una linea o un tema e continua sempre e solo con quello affinché il pubblico impari a riconoscerti subito, a prima vista"
Certo, riconosco che è il metodo più semplice e veloce per arrivare alla notorietà, ma un artista per essere degno di tale appellativo non deve tradire sé stesso e l'arte.
Con questo, non voglio dire che tutto ciò che esce dalle mie mani sia pura arte dettata da chissà che cosa.
Alcune volte in passato ho dovuto eseguire lavori su commissione che nulla avevano a che vedere con l'arte, ma questi sono i compromessi che agli esordi un artista deve accettare.
Penso che tanta determinazione, costanza e caparbietà, mia e di Tina che tante volte mi ha ispirato nei vent'anni di matrimonio, abbiano reso possibile la mia identificazione artistica.
A volte penso di essere fortunato nell'avere questo talento nelle mie mani e di aver incontrato mia moglie che tutt'ora è la mia bellissima musa ispiratrice.
E' stata proprio mia moglie che ha creduto in me, che mi ha incoraggiato ad insistere e che molte volte, anche nei momenti di crisi più profonda, mi è stata vicina facendomi ritrovare la fiducia.
Amo il mio lavoro, e non riesco ad immaginarne per me un altro.
Amo l'arte, amo il bambino che è sempre vivo e presente in me ogni volta che esce la spontaneità e l'immedesimazione.
Quasi sempre, quando sono all'opera sento il soggetto vibrare e pulsare sotto le mie dita ed allo stesso tempo percepisco il respiro e gli odori come se la materia prendesse Vita.
Vivo la scultura con tutti i sensi, sento il nitrito del cavallo, lo scalpitio degli zoccoli e il fremito dei muscoli e del toro ne sento la forza e il possente respiro.
Plasmare un nudo di donna, cercarne le forme, e quando le hai trovate ritornarci sopra una volta, due e poi ancora, quasi a voler estrarre dell'altra bellezza.
Non sono mai completamente soddisfatto dei miei lavori, ma penso che questo per l'artista sia di vitale importanza.
Non mi sento arrivato, sono solo nella via e la sto percorrendo con gioia e curiosità.
Amo la vita, la natura e le cose belle che essa mi offre.
Amo mia moglie più di ogni cosa e la sua sensibilità quando si emoziona mentre bacia un fiore e gli sussurra tenere parole.
Amo dedicarmi all'AIKIDO dal quale traggo energia positiva nonché un certo ordine che fondamentalmente mi manca.
Ma è attraverso la scultura che riesco meglio ad esprimermi.
Penso che nella vita bisogna essere costantemente innamorati per riuscire a trarre da essa il meglio, e nello stesso tempo dare, il meglio di noi.
Ognuno di noi ha la propria strada da percorrere, basta solo seguirla con passione, spontaneità, ragione e una certa dose di umiltà.
  Il coraggio di uno scultore
di Paolo Rizzi
Il coraggio di misurarsi con la grande scultura del passato non manca a Vittorio Tessaro.
E' un segno del nostro tempo. Gli artisti di oggi (i meno conformisti) non vogliono più essere prigionieri di formule stilistiche, e magari di cercare ad ogni costo la novità linguistica. Vogliono essere liberi.
E per loro la libertà significa confrontarsi, giorno per giorno, con la realtà fenomenica del mondo: coglierne uno spicchio, ridurlo alla propria qualità istintiva, approfondirlo in maniera autonoma, darne una propria interpretazione. In sostanza: essere sé stessi. E tutto ciò a costo di subire confronti anche pesanti. Per attingere a questa meta Tessaro ha studiato a fondo le tecniche intrinseche alla scultura. Questo gli è sembrato, fin dall'inizio essenziale.
La conoscenza degli strumenti del modellare gli ha permesso di iniziare, per conto suo, una sorta di lunga paziente battaglia con la forma, che ha inteso persino rifiutare modelli illustri del passato: rifiutarli per non lasciarsene sopraffare.
Si sa: il pericolo è spesso quello di un eccesso di cultura, di cui sono imbevuti molti artisti contemporanei, soprattutto giovani. Tessaro invece ha seguito il proprio istinto; e l'ha fatto a ragion veduta. Ecco i due temi fondamentali del suo discorso plastico: i nudi e gli animali. Tessaro li ha affrontati con assoluta schiettezza, senza infigimenti.
Soprattutto negli animali - tori e cavalli - egli si è sentito di calare la sua energia gestuale, la sua interna forza primaria.
Fremito delle dita; rapidi colpi di stecca; un aggredire quasi la materia. Ne sono usciti dei pezzi di prim'ordine: bronzi e bronzetti caricati al massimo di dinamismo immediato.
Qui l'esempio è stato, sia pur velato, di maestri come Murer e Messina; ma si è trattato, più che altro, di consonanze, di divergenze, non di mutuazioni. Si vedano alcune opere: la grande testa fremente di cavallo in terracotta del 1991, un destriero impennato di nobile fierezza (1990), alcuni tori che annusano l'aria o scattano con impeto.
Con le figure umane, e soprattutto con i nudi femminili, il discorso per Tessaro è stato più complesso. Si sa: intervengono fattori che trapassano dal tormento espressionistico all'erotismo, dalla crudezza realistica alla morbida sinuosità, dall'armonia delle curve all'evidenza muscolare, implicando emozioni e sentimenti dell'artista: quindi stati d'animo. Tessaro aborre le sigle, i cliché: non vuole, come si diceva, né intrupparsi né farsi prigioniero delle formule.
Il suo percorso nel tempo è comunque indicativo di un'evoluzione, che è quella che tende ad un contemperamento tra forma ed espressione, cioè tra modulazione plastica e qualità del sentimento.
Nel Contadino del 1979, come nell'Urlo dell'anno successivo, prevale ancora una macerazione veristica forzata al limite dell'espressionismo: cioè un humus tipicamente popolare.
Poi con gli anni la ricerca di equilibrio si è sviluppata, pur restando l'artista sempre preso da stati d'animo, da emozioni, da impatti psicologici, da attrazioni anche erotiche, comunque dal desiderio di dare alla scultura una sua vibrazione non soltanto fisica.
In questo senso osserviamo il passaggio da un elegante Natasa (1993) ad una Maternità (1992) modellata con senso di affettività naturale, fino a certi nudini aggraziati e pur nervosi, o ad un nudo maschile accucciato che è ben più che uno studio di positura anatomica. Il ventaglio espressivo è vasto, come vasta è la sfera emozionale dell'artista.
Naturalmente la strada che gli si pone davanti è lunga e Lui lo sa. Ma è anche consapevole che una forza interna lo guida.
Ora il tirocinio tecnico è diventato uno strumento duttile per traguardi ancora più importanti. Non c'è più il timore (che hanno spesso i giovani) di lasciarsi sopraffare dalle lezioni stilistiche dei grandi. La frequentazione del passato non deve precludere traguardi ambiziosi. L'importante è approfondire ciò che gli detta dal di dentro l'istinto.
     
    Note critiche 02
 
  L'energia Visibile
di Henry Norbert

Parte dell'infinita energia che pervade l'universo sembra aver scelto le mani del maestro Tessaro per rendersi visibile attraverso le sue opere. Ed è infatti un energia potente e vibrante che pervade la materia delle sculture ed il tratto dei disegni. Molti artisti sono stati capaci di rappresentare il movimento dei soggetti prescelti, molti hanno colto l'anelito, il respiro, l'incedere, ma pochi sono stati in grado di far emergere dalla materia statica la forza e l'energia, così come ne è stato capace il maestro Tessaro. Nei forti segni che incidono le opere scultoree sembra scorrere una linfa vitale che permette una lettura non solo tridimensionale dell'opera stessa, ma anche una percezione fisica di movimento, di sforzo, di spinta, che rende l'osservatore non semplice spettatore ma attore coinvolto nell'accadimento raffigurato. E non a caso alcuni dei soggetti prediletti dal maestro Tessaro sono cavalli e tori, animali entrambi che hanno, da sempre, ispirato gli artisti più sommi, sia per le implicite difficoltà di raffigurazione sia per ciò che essi esprimono in termini di potenza, forza e vitalità. Ed è particolarmente nelle sculture raffiguranti i tori che emerge chiara ed inequivocabile la potenza evocativa che le mani del maestro Tessaro riescono a trasmettere alla materia; gli zoccoli puntati al terreno in una attesa carica di tensione, i muscoli tesi per l'imminente attacco, le narici dilatate in un respiro carico di adrenalina, e come d'incanto allo spettatore si apre lo spettacolo dell'arena per il millenario e cruento rito della tauromachia. In questa ricerca di trasfusione della vita nella materia inerte non poteva mancare la rappresentazione del corpo femminile, fonte e tabernacolo della vita umana, ispiratore di passioni e fremiti profondi. Ed è sicuramente l'emozione il sentimento più forte che coglie l'osservatore davanti alle opere scultoree del maestro Tessaro. Emozione d'innanzi alla materializzazione di un sogno, alla trasformazione della raffigurazione di ciò che lo scultore vede nel corpo della modella in ciò che lo scultore ente, nelle sue emozioni, nel suo immaginare e nel suo sentire più profondo. Ciò che ci colpisce, alla fine, davanti alle opere del maestro Tessaro è l'incapacità di essere semplici osservatori, per quanto colpiti dalle evidenti capacità tecniche, per divenire spettatori coinvolti in un evento, sempre emozionante e mai banale, che ci catapulta nel pieno di un'universo di energia vitale.

 
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