Voltaire

François Marie Arouet, (Voltaire) nacque a Parigi nel 1694 ultimo dei 5 figli di un notaio.

A 7 anni gli morì la madre e a 10 anni fu mandato a studiare dai gesuiti, dove ebbe un'eccellente educazione al più che famoso liceo Louis-le-Grand.
Era profondamente cartesiano come tutti i giovani intellettuali dell'epoca, ma lui a scuola si distinse più degli altri con la sua notevole intelligenza.

Nel 1711 ci fu il suo ingresso in società, dove si fece notare grazie allo spirito sagace e brillante. Ma questo "successo" mondano non piacque al padre, un uomo dalle idee piuttosto conservatrici, e fu per tale motivo che il giovane François fu avviato all'avvocatura ed alla carriera diplomatica. Ma lui non volle divenire avvocato o notaio come avrebbe voluto suo padre, lui voleva conquistare Parigi e la corte con i suoi versi e le sue tragedie. Voleva essere il grande tragediografo del XVIII secolo, il Sofocle dell'era moderna. Qualcosa scrisse, ma non è diventato di certo il famoso Voltaire per aver scritto Oedipe, Artémire, Marianne, Brutus, Mahomet, Irene eccetera.

Tornato in Francia dall'Aia, dove aveva fatto mille stramberie, intrecciato una relazione amorosa, dopo averla tentata di rapire la ragazza di cui s'era innamorato, venne prima condannato al soggiorno forzato presso i castelli di influenti protettori ma poi fu detenuto alla Bastiglia un anno a causa di certi pesanti versi satirici diretti contro Filippo d'Orléans. (Per aver scritto sugli amori tra il reggente e la figlia della duchessa de Berry).

Rilasciato, negli anni successivi riprese la sua vita mondana e divenne amico dei grandi nobili della società parigina; tanto che a soli 31 anni ottenne un vitalizio dalla regina; ma si procurò anche diverse e potenti inimicizie a causa delle sue simpatie nei confronti del Protestantesimo, evidenti nel poema La Lega, del 1723.

Nel 1726 fu condotto di nuovo entro le mura della Bastiglia in seguito ad uno screzio con il potente cavaliere di Rohan. Fu sbattuto in prigione come un volgare delinquente per averlo offeso con una delle sue argute battute e che l'arrogante nobile non aveva per nulla gradito. Fu liberato solo a patto che lasciasse la Francia e si recasse scortato dalle guardie fino a Calais, poi in esilio in Inghilterra, dove rimase fino al 1728. Una svolta essenziale per il Voltaire filosofo. Dopo aver provato la Bastiglia tutta la sua concezione del mondo era cambiata; dopo aver vissuti in Inghilterra era cambiato anche lui. Il contatto con la cultura inglese si rivelò quanto mai benefico per la formazione di Voltaire, che frequentò tanto filosofi come Berkley e Clarke quanto scrittori come Swift e Pope, e che respirò a pieni polmoni l'aria di libertà politica ed intellettuale vigente nel paese.

Il frutto più diretto di queste esperienze furono le Lettere Filosofiche o Lettere sugli inglesi (edizione inglese del 1733; edizione francese del 1734), che sconvolsero la Francia dell'Assolutismo monarchico e della filosofia cartesiana (di Cartesio, Voltaire aveva detto: "Fece della filosofia come si fa un buon romanzo: tutto parve verosimile e niente era vero"). Tornato in Francia, Voltaire si stabilì precariamente a Cirey presso la sua amica amante, marchesa du Chatelet; questi anni e quelli immediatamente successivi costituirono il periodo più fecondo della sua attività filosofica e letteraria, che si concretizzò in poemi, opere storiografiche, tragedie e saggi.

Anche i suoi rapporti con la Corona migliorarono e, nel 1746, fu accolto tra gli "immortali" dell'Accademia. Ma la morte della marchesa du Chatelet ed il legame non solidissimo che intratteneva col re, lo indussero, nel 1750, ad accettare l'invito di Federico II di Prussia (VEDI) e si recò presso la sua corte, dove rimase tre anni, nonostante l'incompatibilità di carattere col sovrano fino al '53. Federico voleva fare il Re di tutti, di ogni cosa e su tutto, mentre Voltaire voleva fare e restare re delle sue idee.
Nel 1755 si stabilì a Ginevra, di cui apprezzava l'atmosfera tollerante e razionale, e vi risiedette finché non difese le posizioni di Miguel Servet, un dissidente religioso che Calvino aveva invece condannato al rogo.

Questo episodio lo rese inviso al "tollerante" protestantesimo svizzero, costringendolo molte volte a sfuggire alle guardie svizzere, quando negli intervalli non era sotto tiro delle guardie francesi per altri motivi
Risolse la questione acquistando una grossa proprietà a Ferney, in Francia; un blocco di 25 poderi confinanti alcuni con la Svizzera. La via della fuga fu così risolta; gli bastava spostarsi in una parte del giardino uscendo dal retro o davanti alla villa per sfuggire agli sbirri, secondo le necessità del momento e l'aria che tirava. Un'aria che spesso era un vento tempestoso che lui alimentava con i sarcastici libelli.Anche nei confronti dei francesi non risparmiò arguzie, sarcasmo e attacchi. La benamata società parigina non era altro -scriveva- che una massa di uomini ignoranti e maldicenti, insipidi e malvagi.
Se il duca d'Orléans e il cavaliere di Rohan avessero potuto prevedere le conseguenze del loro atto!! Un innocuo poeta confinato in Inghilterra divenuto poi un filosofo sovversivo, che invadeva la Francia con le sue idee sediziose e questo grazie a quella avventata cacciata dalla Francia per un banale e sarcastico apprezzamento a un brutto, goffo, ignorante, arrogante giovane nobile!
Che effetto sul decorso degli eventi francesi! (La narreremo a parte)

A 83 anni, ottenne finalmente l'autorizzazione di tornare a Parigi dopo 28 anni d'esilio. Prese alloggio nel palazzo del marchese de la Villette. Tutta Parigi andò a rendergli omaggio, aspettando ore e ore per essere ammesso alla sua presenza. Solo la Corte lo ignorò. Il 30 maggio del 1778, Voltaire fu ricevuto all'Accademia di Francia che aveva in quel tempo la sua sede al Louvre. I membri dell'accademia vennero in corteo ad accoglierlo sul portone e gli offrirono all'unanimità la poltrona di presidente; i membri appartenenti al clero erano invece tutti assenti, Voltaire era nondimeno il nemico della Chiesa. Ma D'Alambert fece un discorso d'elogio al genio Voltaire.
La sera dello stesso giorno Voltaire assistette alla Comédie Française alla rappresentazione della sua ultima tragedia, Irene. Alla fine dello spettacolo Voltaire fu portato in trionfo dalla folla fino al palazzo de Villette. Ma le condizioni di salute di Voltaire si deteriorarono sensibilmente e dopo una settimana gravemente. L'abate Gauthier consultato domandò una dichiarazione scritta della sua fede cristiana, Voltaire replicò che non era venuto a Parigi per confessarsi e di lasciarlo morire tranquillo. L'abate non si diede per vinto: "Ormai sragiona, altrimenti!".

Più tardi, gli ambienti cattolici affermeranno che l'empio Voltaire ebbe un'agonia terribile e che vide il diavolo che veniva a prenderlo, mentre fuori qualcuno scriveva: "Più grande temperamento che gran genio / senza legge, senza morale e senza virtù / é morto come é vissuto / coperto di gloria e d'infamia", Pasquinò (forse, Rousseau, l'eterno nemico)

La morte di Voltaire, avvenuta il 30 maggio 1778 alle 10 di sera, fu tenuta segreta. Si voleva evitare che finisse in una fosse comune sconsacrata. Quella era la fine che temeva di più Voltaire. Una messa, un funerale e un posto al cimitero consacrato le autorità "bigotte" di Parigi non lo avrebbero mai concesso. Voltaire lo sapeva e aveva così richiesto un giuramento ai suoi più fidati amici. Trafugare il suo cadavere e fuggire lontano da Parigi.
E così fu. Di notte, accomodato su una carrozza come se dormisse, una corsa di 160 chilometri fino all'abbazia di Seillière, di cui era abate Vincent Mignot, nipote di Voltaire e fratello di Madame Denise (sua nipote e negli ultimi 28 anni compagna del filosofo).

Fu così che a Parigi gli rifiutarono una messa bassa, mentre a Troys ne ebbe sei cantate!

Rousseau, che aveva asserito di non poter vivere in tranquillità fintantoché Voltaire ("l'Arlecchino della filosofia") fosse in vita, morì improvvisamente e in condizioni misteriose 33 giorni dopo la scomparsa di Voltaire (il 2 luglio 1778) a soli 66 anni.

Ma non finiva qui l'avventura dei due eterni nemici "Pasquini". L'Assemblea l'11 luglio del '91 decise l'inumazione nel Pantheon della salma di Voltaire. Poi tre anni più tardi, l'11 ottobre del 1794 la Convenzione decise il trasporto al Pantheon anche delle spoglie di Rousseau e fu inumata proprio a fianco di quella di Voltaire. Entrambi destinati a restare per sempre insieme e a scambiarsi per l'eternità le loro pasquinate.

"Pasquinate" che però avevano rivoluzionato tutto il Pensiero Europeo.
"Pasquinate" che furono esse stesse di fatto una "Rivoluzione".
"Pasquinate" di due "malati immaginari" del XIX secolo; destinati a lasciare un messaggio di attualità per il XX secolo; e tutto lascia prevedere che lo sarà ancora nel secolo XXI