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Rubriche dell'ALCOVA
occhi semplici
Persone comuni non avvezze ai linguaggi dell'Arte, raccontano le loro sensazioni al cospetto di opere prese a modello... L'Arte è veramente di tutti? per tutti?
l'angolo
Renato R. Iannone studioso ed appassionato prova ad entrare nello specifico mondo di una singola opera d'Arte presa a caso nel serbatoio ricco degli ospiti Artisti del portale
Città d'Arte
Viaggio all'interno del ricchissimo mondo delle Antiche Città d'Arte Italiane, attraverso paesaggi, storia, arte ed immagini
architettando
l'Architetto e designer Gabriella Pesacane ci conduce nello straordinario mondo de"l'Arte da vivere": L'ARCHITETTURA

... L'angolo, ovvero un breve momento di semplice e schietta riflessione su specifiche opere dei Maestri Ospiti di questo Portale divulgativo. La scelta dei Soggetti ed i testi sono curati da Renato R. Iannone semplice studioso e soprattutto appassionato d'Arte Figurativa. Resta quindi inteso che i pensieri espressi non hanno un retaggio Professionale espresso da un Critico, ma sono solamente frutto di un parere serenamente espresso personalissimo ed opinabilissimo .

Renato R. Iannone

Renato R. Iannone su:
senza titolo - Sonia Riccio

Folgorante.
Non usavo credo da più di un decennio questo esagerato appellativo per un'opera d'Arte. Lo feci per un menestrello giovanissimo che cominciava a misurarsi con mille ed una sperimentazioni di mondi e tecniche nella ricerca quasi ossessiva di un linguaggio.
Un sistema nuovo di zecca per comunicare a suo modo e solo a suo modo.
Oggi ritrovo questo desiderio / tentativo.

Voli pindarici tutti insieme....
...Artisti, addetti ai lavori, storici, ricercatori e persino semplici appassionati; abbiamo fatto all'unisono battezzando correnti e stili come ramificazioni di un grande inespugnabile albero creativo.
Distante, inattaccabile, quasi magico.

Abbiamo detto e scritto tutto su costipazioni umane del linguaggio pittorico creativo; definendolo caoticamente, astrattismo, informale, concettuale, transavanguardia, cracking art ecc. ecc.
Allontanando spesso la mira da ciò che nella vera radice di ogni ventata creativa di pensiero e dell'intimo sentire di un Talento restasse asciutto il suo intento primario.
Dire, dare... Condividere, comunicare.
Scoprire e scoprirsi.

Insomma orde di magnifici talenti sono spesso stati asfaltati da ipergiudicanti pronti a collocare, legittimare, centellinare e studiare quasi con piglio scentifico e megalomane, ciò che invece spesso si spega con la più straordinaria delle percezioni sangugne ed istintive.

Ecco....
La prima grande sensazione che Sonia Riccio mi rimanda dritto in faccia come uno schiaffo, è la comprensione subliminale del semplice.
Dell'immediato.
La configurazione espressa in poche tracce della semplicità fortissima ed immensa del convivio drammatico tra segno e spazio.
Tra il moto del tempo e fotografia di un frame di esso.

Nella semplice natura cruda dell'uomo animale è da sempre chiara la contunua conflittualità di "esso" con l'incontrollabile andare degli eventi.
L'uomo ha provato a dominare il tempo attraverso tante peripezie filosofali, scientifiche e religiose.
Ha esorcizzato tale incontrollabile melange ora con il dottor Fato ora con il Sacrale "è scritto".
Nella pura viscera animale invece oggi trovo chi si cimenta sfidando tempo e spazialità tentando di domarle e dominarle con l'arma della sintesi e del coraggio quasi istintivo.

Ecco un nuovo scontro incontro vissuto su semplice tela.
Una waterloo s'accende su di essa con sciabolate e conflitti raccolti tutt'insieme in un pennello.

Se l'intento fosse almeno quello di trasferire in un momento assoluto tutta la relatività del conflitto di sempre tra uomo ed il suo contesto.
Io trovo queste opere il meglio per esprimere quell'innato incancellabile senso di assoluto "disadattamento" dell'uomo e della sua natura, rispetto alle tanto deglutite ma mai digerite leggi della stessa.

L'uomo non vorrebbe le limitazioni del tempo, l'uomo non vorrebbe forse la prigione dello spazio, e forse ancora l'uomo detesta l'incompiuta dotazione di linguaggi e sentimenti che possiede....
E ad avvallare questo Egli cerca....
Cerca e continua a cercare e sperimentare.

Questa meraviglia su tela, come tutta la pittura di Sonia Riccio riconducono la mia modesta dote del sentire, a questa sensazione.

Grazie Sonia

Renato R. Iannone su:
In tutti i sensi - Vincenza Rotondo

Pensare ad una donna... Affare complesso, difficile, direi quasi irreprensibile per un uomo eppure. Eppure l'Artista Vincenza Rotondo in questa fortissima opera ci da una opportunità. Una specie di abecedario dei sensi anche più profondi per provare a spiegare. Destinati ad entrare di soppiatto e poi essere investiti da una prepotente onda d'urto che sveglia l'intima percezione ed apre molteplici porte al sentire ed al sentimento viscerale e delicato della Donna. Ecco il primo segnale che questo dipinto mi lascia. Difficile proporre una icona più eloquente. Dolcezza, arroganza, avvenenza, capacità riflessiva ed ancora... erotismo, misura, sapienza nello spendersi ed ironia spavalda . "In tutti i sensi" è per il sottoscritto, tutto questo. La visione dal vivo permette di carpire anche grazie ad alcune scelte di minimalista tridimensionalità; quasi l'aggressione che questo quadro compie sull'ego maschio. Patria dello sberleffo e pronto a canzonare il fruitore; esso poi carezza. eccita persino. Le cromie giustapposte ed il concentrato concertato di icone montate nella composizione, distolgono dalla pur apprezzabile maestria delle tecniche adoperate. Tutto lascia il posto al linguaggio che differente, dissacrante; arriva senza rete.

Renato R. Iannone su:
Ego fuit,sed sempiterno sum - Domenico Altej

Tengo da poco alle "cosine" Di Domenico Altei. Così egli stesso definisce questi schiaffi profondi alla coscenza umana ed alla codifica Universale. Finalmente in questo linguaggio non c'è nulla di nuovo, niente di astruso. Poca scuola e poco studio marginale di tecnica e sapienza scentifica delle Arti applicate. Questa è la prima grande forza di questo neoPoeta inconsapevole. Poeta dell'arcaicità dei segni e dei messaggi. quelli più profondi e reconditi e per quello più forti e fragranti.Ecco opere essenziali ma robustissime; cariche di tribale compiutezza descrittiva e prepotenza cromatica.... Me ne sono quasi innamorato. Queste opere son talmente immediate e sferzanti da sbaragliare qualsiasi preconcetto cognitivo e di comunicazione. Una forza viscerale stimolano l'intelletto a prodigarsi in infinite strade del sentire. Altej ha la chiave per strapparci rinnovate le nostre anguste budella dormineti del sentire vero, verace... Sincero. Pochi tratti, tanto colore. Tutto complice per capire e farsi capire. Un messaggio di indicibile bellezza che potremmo definire "trasfusione vitale" prendendo a modello una saggia definizione della Poetessa Antonella Zito.

Renato R. Iannone su:
Sulla bocca! - Anna Gallo

Ecco un'Artista che a mio modesto avviso merita un importante attenzione nel panorama Contemporaneo della produzione Nazionale d'Arte Visiva. Ed ecco sempre secondo me un opera che ben la rappresenta. Anna ritengo racchiuda in una costruzione tanto semplice quanto audace e tagliente due caratteristiche contraddittorie ma che insieme acquistano un estremo senzo di compiutezza. Una la prima; è senza dubbio la morbidezza e l'aleatorio di colori e perimetri. L'altra, alla diretta antitesi; è lo spazio plurimarcato e profondamente rivelato proprio da quelle forme e colori spesso persi nello spazio come dissolvenza plastica. La magia è proprio la compiuta raffigurazione dell'ossimoro dell'esistenza. Tanto grama e nel contempo tanto tenera. Una continua battaglia di viscere e di anima condotta dall'uomo e dalla sua percezione per tutto il tempo del suo vissuto.
Questa graffiante inquietudine umana è espressa secondo me con assoluta fedeltà nelle tele della Gallo.
Anche le tecniche che usa, le radici naturali dei suoi colori, misture sperimentali tra elementi sintetici e naturali come il caffè, rafforzano ulteriormente la dominante tra cavalleresco e militare. Tra sferzate di spade e carezze di Eroine. Insomma a pensar bene ecco il nocciolo dell'esistenza.
Infine i soggetti. Corpi nudi e no. Sinuosi e plastici.... quasi sciolti negli spazi che dominano con grazia ed autorevolezza. Com'è vero che la chiave di volta universale per Essere è l'essere naturale. E' vivere in amore e aperta percezione dell'animo.
I corpi dettano una tracciabilità assoluta eppure in contraddittorio, restano vaghi; autentici ma morbidi e complici di una maestria del disegno appena apparente, sferzato dal dominare il colore come pochi.
Anna Gallo per me una pesante realtà che neppure hai idea di trasportare.

Renato R. Iannone su:
Il giardino degli Elfi - Umberto Mazzone

E Umberto corre... Corre così come corrono e mai si fermano le sue alleate matite i suoi complici e semplici solchi che riescono a modellare ancor prima che le forme; sensazioni, stati d'animo o meglio ancora "trasmissioni" profonde di linguaggi alternativi e pensieri. Uno stile che nasce figurativo ma che tende fortemente e mai forzando a superare i canoni del manierismo e del disegno dal vero; per profondere una forza dirompende e dolce allo stesso tempo. Romantica ed audace e pur sintetica e mai barocca. In "il giardino degli Elfi" Matita che mi ha particolarmente colpito, il segno non termina mai, non si stacca dal pannello la matita che vive un percorso straordinario quasi ad estrarre morbidezze solo celate al comun percepire che sapientemente; sono estratte e rese comprensibili dalla mano dell'Artista, che carezza, non scava. Che rispetta non violenta il nascosto rivelandolo.
Entrando nel microcosmo autonomo di quest'opera si scorge un fatto rilevante su cui il Mazzone ritengo metta il dito con chiarezza. Ecco cristallino il quanto ed il come sia unico il filo conduttore tra uomo e natura... Tra la sua naturalezza d'espressione sentimentale e la accondiscendeza complice del "naturale". Quanto l'uomo, se in simbiosi con la natura ed il suo mondo possa esprimersi in tutta la sua superba potenza di passione e umanità.
Costernando anche la bilancia delle virtù e dei difetti in un unico alambicco che distilli con la dolcezza la sacra "umanità" con limiti e meraviglie. Insomma in un festival morbido di linee continue e carezzevoli si esprime una tagliente seduzione mitigata al giusto; dalla forte presenza di scenari mai invasivi se pur crudi ed audaci, sempre incarnata l'una negli altri e viceversa. Un espressione magnifica e vibrante che ci consegna una indissolubilità riconoscibile tra homo e natura, e come primo legaccio; il sentire.

 
Vicolo di notte - Patrizia Balzerano

Quando fin da bambini aprivamo la nostra scatola di pastelli e pennarelli colorati, ricorderete quale fosse l'esplosione di sensazioni giocose e gioiose che s'avvicendavano dentro il nostro equilibrio. Allora, ma forse ancora adesso; non ci spiegavamo tale fragore intenso e variegato. Prendendo però il meglio di questa forte vibrazione, eravamo pronti e scatenati a convogliar tutto verso quella energia creativa e percettiva che caratterizza l'animo umano.
Questa prefatio farebbe pensare ad una analisi di quanto l'Artista Patrizia Balzerano sia leggera ed audace nell'assoggettare tale fanciullesca gaiezza nei suoi lavori di pittura. In verità come quasi sempre accade, il modello tipico della tenera fanciullezza qui, è preso solo a pretesto per ricordare quanto sia enorme il potere di luce e colore nello stabilire le cose del mondo ed il quanto e come osservarle.
La Balzerano a mio modesto avviso riscoprendo l'audacia e la serenità del miglior sentimento espresso in forma istintiva dall'acerba e sfolgorante percezione di una fanciullesca analisi; si spinge in un linguaggio fortissimo ma consapevole, assoggettando tali antiche sensazioni ad una decodifica di sentimento, materia e forme assolutamente unica, nuova e fortissima. Intanto penso al primo grande desiderio dell'Artista che secondo me; vede il mondo finalmente nella giusta luce. Scarnificando spesso il pur significativo e tagliente spazio del "singolo", abbandonando quella mera espressività fatta dalla esasperata attenzione al particolare ed ai suoi contenuti nascosti e profondi ma empi di sparuta singolarità. Ella finalmente! Coglie il vero significato del mondo. La più attenta chiave di lettura delle cose. Patrizia insomma sempre secondo il mio punto di vista, si accorge più o meno consapevolmente di quanto sia immenso il significato della "comunanza". Ovvero una lettura omogenea ed integrale della Realtà attraverso luci e cromie in duelli fortissimi. In questo modo e con tale linguaggio pittorico, Patrizia Balzerano apre ad un mondo di emozione e racconto profondo sempre integralmente vissuto, come in una lettura unica e paradossalmente tanto riassuntiva quanto speciale nella sua completezza.
In altre parole non fermandosi all'interiorità del dettaglio, rafforza a giusto modo l'idea di un micro/macro Cosmo che è il nostro mondo e ciò che lo circonda; infinitamente misero quando osservato al teleobiettivo eppure finalmente immenso e straordinario quando percepito nella sua totalità orchestrata.
Allora ecco fotografie fortissimi d'ambienti, di paesaggi, di storie che in comunione tra personaggi e cose esprimono altissimi sentimenti attraverso posture integrate, colorazioni accesissime e fortemente carezzanti, mai di disturbo in prosceni solidi, sicuri e quindi spesso organizzati in forme severe ritmico/geometriche e meno accese nel colore.
Il risultato piacevolissimo e speciale è la sintesi del racconto umano. Piccoli spazi del singolo uomo al servizio di una Realtà totalitaria e sinergica che è il vero potenziale esprimibile dall Realtà umana.
La comunanza.
Se tutto questo discernere fosse vero, credo che l'opera in foto "Vicolo di notte" ne è certamente una icona. In questo dipinto le tematiche sopra descritte si esplicitano decisamente. Dentro uno scenario infatti ritmico ed solo apparentemente secondario: il vicolo; si stagliano figure di mille personaggi che con la loro piccola grande personale realtà, illuminano la scena ma inseguono un presupposto di "non protagonismo" ad singolo, il nome di una orchestrazione dei sentire più estesa e radicale. Quasi Cosmica. Per assurdo potremmo quasi definire paesaggio sia l'inerzia della pietra che le genti che la popola. Eppure in quest'annullamento di singolo protagonismo, scopriamo una forza tracimante nel percepire con lettura nuova e cioè integrale e contemporanea tutto il momento fotografato dall'Artista come carico di una folgorante emozionalità strutturata con la percezione della forza delle cose del mondo quando lette tutte insieme e tutte intassellate come puzzle.
Voglio scusarmi con gli Ospiti del Portale ma La Balzerano che non è tra loro, mi ha così profondamente colpito, che schiettamente come un bambino non ho potuto evitare di inserire in questa pur modesta rubrica che resta a sola disposizione degli Artisti che mi han dato fiducia.

 
Follow me - Martina Codispoti

Il tuono, la luce, la forza. Questi è la pittrice Martina Codispoti. Ragazza giovane e pirotecnica ma piena di istintive capacità percettive argute ed allo stesso tempo dotata di una visione chiara, cristallina, immediata e senza barocchismi. Il mio personalissimo parere è quello di trovarmi davanti ad un opera quasi oscena per quanto vigorosa ma temprata dalla giusta misura. Mi sento di fronte ad una valutazione tanto sconcertante quanto impossibile a confutarsi. Ecco come la semplice leggiadria del comune possa se giustamente attenzionata, da vita ad un ordine di misura delle cose completamente nuovo agli occhi che fuggono distratti ma assolutamente deciso e decisivo per chi invece ci si perde. Un comune leggero passeggiare appena verificato nel gelido passo sinuoso di donna elegante ed aggraziata; scava un profondissimo solco, quasi oblio a definire nel migliore dei modi quanto un pragmatico semplice approccio al vivere, possa essere tanto pesante e tagliente come null'altro. La via rosso fuoco, ferita dalla traccia del passeggio leggero è altro simbolo strumentale complice di questo dogma. Spirito, leggerezza e positività a tracciare decisamente la mestizia della vita. In una forza esplicita e sfacciata, contro intellettualismi ridondanti e falsi profondi. Martina è sole che brilla in un panorama difficile e grigio. Grigio come l'abbraccio che cinge il setto della figura femminile che si allontana come da un panorama che incarna quello del mondo attuale, disarcionato dalla forza vermiglia e dalla traccia che la stessa figura femminile si lascia alle spalle col suo vissuto immortalato come scia e spartiacque.

 
Senza titolo - Paolo Uttieri

Sarebbe bello aver condiviso con il sottoscritto la diretta conoscenza di Paolo Uttieri. A mio avviso immediatamente Vi spieghereste una estrema assoluta sibiosi tra il suo carattere e la sua pittura. Cosa non riscontrabile poi così spesso nei talenti Artistici. Sintesi, asciuttezza e grande pragmatismo sono i primi tratti caratteristici di questa pittura. Del suo stile di vita e di dipingere. In certe opere il lavoro dei pennelli così sparagnino quanto intenso potrebbe lasciare il campo alle chine od ai carboncini per quanto determinato e sintetico. Eppure... Eppure questa misura riesce a dar vita ad una specie di operazione che definirei con simpatia... "Artifizzazione" del comune. Insomma Paolo Uttieri scopre come spesso l'Arte possa diventare anche un semplice strumento d'arricchimento decorativo del vero. Tale paradigma però a differenza dello strumento sintetico, riesce nella sua semplicità a dar vita a mille opportunità di lettura per il fruitore. Opportunità che derivano dalla immediatezza e dal manierismo della sua pittura, che forse parimenti quella dotta ed astratta, restano tanto disarmanti da indurre l'osservatore a ricercare parametri e percezioni oltre lo stesso confine del linguaggio parlato dall'opera. Cane che morde se stesso quindi? Forse; ma anche un'Arte veicolabile e commerciabile con leggerezza e facilità. Cosa che non va sempre intesa come denigratoria, quando maestria tecnica e pragmatismo si incontrano

 
Ragazza con turbante - Marinella Albora

Tratti essenziali calati sfacciatamente per raccontare dentro un violento bilanciamento di luce e buio. Una rappresentazione pittorica che con questa prerogativo strizza quasi l'occhio al mondo del plasticismo e della scultura. Dove materia morbida incontra la luce e l'ombra nello spazio. Quest'opera mi ha tanto affascinato fin dalla prima visione. Immediata tanto nelle linee e nella tecnica che soprattutto nel dare e dire. In effetti il soggetto e la sua postura di spalle all'osservatore potrebbero raccontare di irriverenza e rigetto; di protesta e dramma. Eppure la dolcezza e la magia della stessa mi conducono invece in ben altra profonda fruizione. C'è il mirare. Un guardare mai assoluto o spaesato, nessun infinito si determina da questo intuitivo sguardo dell'attore. Egli dirige l'attenzione verso il certo. E' tale pacata e gentile la sua rilassata posizione, che in essa leggo quotidianità e serenità. Viandante della vita ma inerme affacciato a guardare. Non c'è volutamente coinvolgimento. Eppure è fortissimo l'impegno del seguire un evento fuori campo. La morbidezza della mano alla schiena spinge ancor di più verso questa serie di percezioni. Distaccate ma non timide. Io credo che Marinella Albora abbia preso a modello una figura plastica ma docile e semplice, per raffigurare con l'ausilio della luce e del buio; un piccolo prezioso modello di importantissima Semplicità. La semplicità con cui difficilmente l'uomo si pone davanti alle cose del mondo. Sappiamo quanto sia ridondante la figura dell'uomo protagonista e principe degli eventi che vive. Sappiamo pure però quanto questo sia fatuo e fragile aprendo il nocciolo reale dell'esistenza e quanto invece la realtà tutta intorno ai singoli, ne plasma e gestisce ogni parte. Allora ecco svelato uno dei segreti del vivere in questa rappresentazione pittorica dell'Albora. Semplicità ma non indifferenza. Partecipazione consapevole dei limiti umani...
Il regale vivere da complici e comprimari, mai da despoti ed illusi protagonisti

 
Il Vortice - Lucio Esposito

il Vortice,
paradigma di
Lucio Esposito
Può un’opera sintetizzare attraverso i suoi valori tutto il macro/micro cosmo di un’Artista?
Forse,
Io l’ho vista nel “il vortice”
In quest’opera, misto di tecniche e materiali, forse si riassume la pura essenza dell’opera di Lucio.
Intanto essa appare come un ritaglio di una magistrale interpretazione dello spazio infinito.
Un ritaglio come costrizione insana a rappresentare su tela
l’irrappresentabile ed irreprensibile infinito della materia nello spazio, e dello spazio che cinge la materia.
Nel quadro si legge immediatamente l’impossibilità a rappresentare sulla piccola tela, la prepotente ridondanza del moto del vortice,
che risulta irrimediabilmente sconfinante dai limiti del quadro stesso,
immerso nella modestia della dimensione possibile della tela.
Il colore; a tratti cupo al cuore del turbine a manifestarne il greve cruccio,
a tratti luminescente a governare le parti più riposate del moto esterne al vortice; sono un ulteriore elemento di costrizione dello spazio tempo
riportabile alla semplicistica statica di una pittura probabile.
La materia, appena collassata dal pressappochismo della piatta tela,
è rigenerata dall’impiego di grosse e sapienti applicazioni,
fondendo così pittura, scultura e pura sperimentazione.
Quest’opera è quindi esplosione di contenuto percettivo della ipersensibilità di un uomo Artista che prova ad esprimere la catarsi dei sensi sulla effimera tela. Non più solo attraverso tentativi policromi,
ma coinvolgendo profonde sperimentazioni materiche.

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