CERAMICA GRAFFITA
ALCOVACREATIVA
La ceramica graffita Italiana si sviluppò, dal XIV secolo a tutto il XVI e oltre, prevalentemente nelle regioni settentrionali, assumendo alcune differenze a seconda dei luoghi e dei tempi. Fu largamente prodotta in Emilia, dove si distinse Ferrara, Bologna e Faenza e particolarmente nel Veneto, con Padova, Treviso e Venezia. Quest'ultima fu il centro più attivo e più ricco qualitativamente, come testimoniano i resti dei piatti e dei vasi trovati in laguna. La vicina e precedente produzione bizantina e medio orientale sembra sia alla base delle sue origini, ma nel graffito italiano sia i motivi decorativi sia i toni dei colore assumono caratteri di assoluta originalità. Le ceramiche ingobbiate e graffite sono colorate con ossidi metallici che danno effetti di ruggine e di verde, ricoperte in seconda cottura con vetrina. Eccezionalmente, soprattutto per i contorni e per piccole superfici, venivano impiegati un turchino tendente all'indaco e il violaceo di manganese. Le forme furono dapprima semplici come il piatto, la scodella, la ciotola, il boccale; in seguito apparvero oggetti più complessi come la coppa e il calamaio, spesso ornati da figurette modellate di uomini e di animali. I motivi delle decorazioni sono svariatissimi: il "nodo" che era un talismano orientale, la stella di David che era un segno propiziatorio, la melagrana, il cerchio con la croce, la losanga tagliata in croce, gli animali (la cerva, il cervo, il coniglio, il leopardo, gli uccelli, i pesci) gli alberi (vegetante e secco), le rosette di buon augurio graffite sullo sfondo accanto a teste per lo più di profilo, a figure umane o di animali racchiuse tra foglie e volute di gusto gotico. Temi vegetali e geometrici appaiono anche a coprire completamente la stoviglia e spesso sono disposti a fasce e lavorati a stecca. Un particolare ornato è l'uso della siepe di graticcio. Essa è rappresentata da rami di salice intrecciati a costituire un recinto di un giardino fiorito che accoglieva figure muliebri e virili, scudi araldici. Il giardino racchiuso dal graticcio (hortus conclusus) rappresenta il luogo d'amore e di letizia di tutta quella serie di ceramiche dette amatorie o nuziali. La qualità della decorazione variò molto anche nello stesso centro di produzione e nello stesso periodo: accanto a stoviglie dal disegno semplicissimo, ma pur sempre gustoso, destinate all'uso corrente, sono state trovate ceramiche con raffigurazioni estremamente elaborate ed elegantissime.
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TECNICA 00: L'oggetto viene forgiato al tornio utilizzando una argilla sedimentaria di colore rosso.
Le forme ricalcano quelle classiche della stoviglieria rinascimentale (piatti, piattini, ciotole, catini, boccali, scodelle …).
Sull'oggetto ancora crudo e non del tutto secco, viene steso un velo di argilla fluida di colore bianco (ingobbio).
Sull'ingobbio, ancora umido, viene eseguito a mano libera il disegno e la decorazione di contorno voluti utilizzando uno stilo a punta metallica che graffiando l'argilla bianca mette allo scoperto la sottostante argilla rossa (oggetto graffito a punta sottile).
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TECNICA 01 Parte dell'argilla bianca può essere anche asportata utilizzando una stecca di legno (ribassato a stecca) o altri raschiatoi (a fondo risparmiato).
Una volta secco l'oggetto viene cotto in forno a 900 °C (biscotto).
Il biscotto viene colorato con colori (ossidi metallici) sottovetrina.
I colori più utilizzati sono : verde ramina (ossido di rame), giallo ferraccia (ossido di ferro) e viola manganese (ossido di manganese).
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ESTENSE La ceramica graffita, di antica provenienza orientale, è stata per qualche secolo un'importante e significativa espressione culturale dell'area occidentale del mondo.
L'affascinante e responsabile pratica dell'incisione, l'uso di pochi colori primitivi (generalmente: ossido di ferro e ossido di rame) che il contrastato fuoco, con la sua arte, scioglie e sfuma, gli effetti cromatici scarsamente descrittivi della distribuzione del colore, rappresentano le caratteristiche fondamentali di questa ceramica.
Sotto il ducato di casa d'Este, illustre centro di vita umanistica, nei secoli XV e XVI la ceramica graffita, oltre a conservare il carattere di oggetto d'uso e ornamentale, come accadeva in tutti gli altri centri ceramici, acquisì la funzione di oggetto celebrativo e cerimoniale (piatti amatori) caricandosi quindi di più larghi valori culturali ed artistici. Ferrara, il cui sottosuolo è diffusamente ricco di testimonianze, fu il centro dove la ceramica graffita raggiunse la sua massima espressività e caratterizzazione. Nella cultura di questa ceramica e nella varia e vasta simbologia, che ha radici nella fantastica e contraddittoria cultura medioevale, confessionale e pagana, si rispecchia chiaramente la carica umana dell'uomo del Rinascimento che artefice unico, è impegnato ad esercitare la propria composta capacità e fantasia. Simboli, personaggi, scene di corte, imprese, costituiscono i motivi del decoro. Lo stretto legame esistente fra i mecenati estensi e l'arte ceramica ferrarese comportò che, decadendo casa d'Este, la ceramica graffita perse il suo sostentamento e le sue significazioni e quindi morì completamente: gli ingegnosi metodi di produzione e le empiriche complesse formulazioni andarono segretamente sepolte nelle tombe con gli ultimi ceramisti. Dopo quattro secoli, un gruppo di ceramisti ferraresi, con un lavoro durato molti anni di difficoltosissime ricerche e di felici intuizioni, ha riportato in vita la ceramica graffita e ne ha fatto omaggio alla città di Ferrara. L'opera iniziata e che continua avrà ridato a Ferrara un artigianato artistico tipicamente suo e ad ogni uomo l'opportunità di riscoprire in sè un lembo di una cultura che gli appartiene.