MINIMALISMO, ARTE CONCETTUALE, ARTE POVERA
Larry Bell, Dan Flavin, Donald Judd, Sol Le Witt, Robert Morris, Tony Smith: non si tratta di un movimento, ma di personalità che fanno parte di una tendenza artistica comunemente individuabile sotto il nome di MINIMALISMO.
L’inclinazione, già individuata nell’Astrattismo storico, alla riduzione dei mezzi espressivi ad essenziali forme geometriche viene sviluppata dagli artisti "minimali" che sfruttano forme elementari e primarie per creare opere pure che occupino lo spazio.
Il valore della struttura pura ed essenziale, priva di ogni riferimento è per questi artisti comune denominatore ed essenza dell’arte.
A fondamento di queste esperienze si pone la mostra intitolata Primary Structures organizzata nel 1966 al Jewish Museum di New York: gli artisti inglesi ed americani presentano attraverso le proprie opere i punti cardine della loro ricerca plastica.
Le strutture primarie, realizzate con materiali industriali, semilavorati e prefabbricati, si presentano come sculture semplici, elementari nelle forme e nei colori utilizzati: sono opere che si impongono nello spazio, cercando di creare una circolazione di energia tra esse e l’ambiente. Semplicità e purezza sottintendono ordine e geometria che si prestano allo spettatore.
Le opere minimali sono forme solide, angolari, preponderanti nelle loro dimensioni: Smith crea strutture di grande impatto visivo e spaziale, Judd si concentra soprattutto sulla serialità di forme che si ripetono sempre con lo stesso modulo, Sol Le Witt nelle proprie opere cerca di evidenziare soprattutto il senso del vuoto insito ai perimetri delineati dalle forme che costruisce.
Il principio che sta alla base dell’ARTE CONCETTUALE è proprio quello di riflettere sull’arte stessa, sul progetto, sull’idea dell’arte, tralasciando l’esperienza fisica dell’opera per privilegiare l’operazione mentale che la genera.
Questa tendenza è cronologicamente collocabile intorno alla metà degli anni Sessanta e tra gli artisti che possono essere definiti concettuali sono individuabili l’americano Joseph Kosuth, gli inglesi Atkinson, Bainbridge, Baldwin e Hurrel che fanno parte della rivista Art-Language ed affermano l’idea di arte concettuale basata sulla produzione di documenti linguistici e di estreme dichiarazioni teoriche; Joseph Beuys, Victor Burgin, Jan Burn, Mel Ramsden, Bernard Venet.
Le domande che si pongono questi artisti sono di estrema complessità e vogliono indagare la natura dell’arte, l’essenza, la sostanza, per verificare quale sia il substrato costruttivo sul quale è possibile fondare il lato rappresentativo.
L’Arte Concettuale pone l’opera sul piano di una proposizione logica, assumendo come proprio modello il linguaggio scientifico. L’intento è quello di scardinare tutti gli aspetti del concetto di arte.
Si tratta di una ricerca portata avanti dagli artisti in favore di essi stessi e non di un pubblico fruitore: in tal modo questi si ritagliano uno spazio "privato" nel quale riflettere sul valore sommo ed assoluto dell’arte.
ARTE POVERA è la definizione coniata da Germano Celant nel 1967, individuando così le opere di artisti come Pino Pascali, Michelangelo Pistoletto, Pietro Gilardi, Mario Ceroli, Jannis Kounellis, Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti….
Il significato di arte povera risiede nel tipo di materiali che questi artisti adoperano, ovvero materiali non canonici nella tradizione artistica: legno, carta, paglia, stracci, gesso, ma anche elementi primari come la terra, il fuoco e l’acqua.
L’uso di questi materiali è dettato dalla necessità di recuperare un contatto con i componenti della natura e con elementi della quotidianità, riscoprendo il rapporto con materie autentiche, genuine, rintracciabili nella vita di tutti i giorni.
Questa ricerca di semplicità e nudità degli elementi artistici esprime anche una critica aperta alla società consumistica, ai materiali industriali, all’artificiosità troppo abusata della vita quotidiana e della tradizione artistica.
Questo genere di opere vengono create e vivono per il breve lasso di tempo di un’esposizione, di un evento.
L’opera è in tal modo soggetta al continuo divenire della vita e gli spettatori si trovano in una posizione di familiarità e vicinanza agli oggetti artistici privati di ogni austerità: ciò significa anche allontanamento dai luoghi istituzionali dell’arte (gallerie, musei) in favore dell’ occupazione dei luoghi comuni di vita sociale, le strade, le piazze.