La scuola del Carracci
Nel settimo decennio del XVI secolo Bologna presentava un panorama artistico in cui era consolidata una pittura “manierista”, dominato da pittori quali Procaccini, Passerotti, Calvaert, autori di opere ossequiose e deferenti, in cui si manifesta una cultura figurativa permeata di raffaellismo, e michelangiolismo di derivazione vasariana, un linguaggio manierista stanco e ripetitivo. A questo ambiente conformista si opponeva il cosiddetto “realismo lombardo”, con il cremonese Vincenzo Campi, interprete attorno al 1580 di una pittura di genere che dalle Fiandre aveva diffuso in tutta Europa il gusto per le immagini di cucine, macellerie, pescherie e mercati ingombri di ogni sorta di vivande e oggetti. Questa attenzione verso il dato naturale trovò una rispondenza nelle esigenze manifestate dalla scuola di pittura fondata dai bolognesi Agostino, Ludovico ed Annibale Carracci, destinata a svolgere un ruolo fondamentale nel rinnovamento della pittura italiana. Nel 1585-88 essi fondarono l’Accademia del Naturale o del Disegno, rinominata poi Accademia degli Incamminati. Annibale, destinato a svolgere il ruolo di principale esponente di questa scuola venne guidato nei suoi primi passi da Ludovico e dal Passerotti; dipinse la Crocefissione di Bologna del 1583 e il Mangiafagioli del 1584, in cui il pittore manifesta la tendenza il bisogno di superare la pittura del tardo-manierismo, alla ricerca di un maggiore realismo di forme monumentali e di sobrietà compositiva, partendo anche dal vicino Correggio, come nella Pietà di Parma e nelle storie di Giasone affrescate in Palazzo Fava.
Nel 1588 circa viene collocato il viaggio di Annibale a Venezia, dopo il quale si orienta verso modi ed inflessioni veneziani, schiarendo la tavolozza ed utilizzando nuovi e squillanti accordi cromatici, derivati da Tiziano, Tintoretto, Bassano, Veronese. L’attività dell’Accademia consisteva nel esercizio del disegno di fronte a modelli viventi, in gare di disegno tra gli esordienti, lezioni sull’arte dei grandi maestri, osservazioni utili sulla letteratura in rapporto all’arte.
Prima di recarsi a Roma nel 1595 su invito del cardinale Odoardo Farnese, Annibale affrescò, insieme a Ludovico ed Agostino le Storie di Remolo in Palazzo Magnani, tra 1588 e 1592, in cui la chiarezza dell’immagine, l’attenzione al dato naturale, costituirono una sorta di manifesto antimanierista. Nel novembre 1595 è all’opera in Palazzo Farnese, dove affrescò una stanza con le Storie di Ercole e Ulisse. A partire dal 1597, coadiuvato sino al 1600 da Agostino, e più avanti da allievi dell’Accademia bolognese quali Guido Reni, Domenichino, Albani, fu impegnato nella decorazione della Galleria di Palazzo Farnese, che lo impegnò a lungo e nella quale realizzò un’opera che costituì uno dei testi fondamentali della nascente cultura barocca. Allo studio della pittura di Michelangelo e di Raffaello, si aggiunsero le ricerche degli intellettuali eruditi che gravitavano nell’ambiente principesco della curia
Nel 1601 circa collocò la pala con L’Assunta nella cappella in S. Maria del Popolo che accoglieva le pale di Caravaggio con la caduta di Paolo e la Crocefissione di S. Pietro.
Nel 1602 circa il cardinale Pietro Aldobrandini gli commissionò una serie di sei lunette con storie della vita della vergine entro paesaggi, che non poté portare a termine e fu compiuta dall’Albani. Tra queste la lunetta con la fuga in Egitto considerata sia il primo documento della pittura classica di paesaggio sia come testimonianza del rapporto instaurato dall’ uomo con la natura dopo la crisi della cultura rinascimentale: non elemento dominante e accentratore, bensì parte del paesaggio-natura, natura che comunque è ideale, frutto delle aspirazioni alla armonia ed alla bellezza. Nel 1605 Annibale venne colpito da un male incurabile. La morte lo colse nel 1609.