Da Corot a Redon
Quando comincia, Odilon Redon (1840-1916) è un pittore che sta fra Corot e la grafica giapponese, si vedano Au bord de l'eau à Peyrelebade (1862) e Troi troncs d'arbres (1865-68), ma in Vue d'une ville (1868-70) trovi invece il colore solare di Delacroix. Quindi Redon evoca Daumier in Chevalier dans un paysage de montagnes (1866), o ricalca la grafica di Albrecht Dürer nelle rocce spezzate di Peur (1866), o ancora gli spazi e le ombre di Poussin in Le Dieu Solitaire (1865). Redon incontra poi Armand Clavaud, uno scienziato che" scrive Redon "cercava, ai confini del mondo impercettibile, quella vita intermedia fra l'animale e la pianta, quel fiore o quell'essere, quel misterioso elemento, che è animale per qualche ora del giorno e solo sotto l'azione della luce". Così abbandona il colore, scopre l'inconscio e insieme l'universo dell'enormemente piccolo, e pubblica serie di litografie dai titoli significativi: Dans le rève (1879), Edgar Allan Poe (1882), Les Origines (1883), Hommage à Goya (1885), Les Songes (1890). Le pietre ci guardano, pare suggerire Redon, e si evolvono come proponeva Darwin nella sua "L'origine della specie" per il mondo vegetale e animale. Così tutto il visibile si fa animato, come disegnava Grandville in Un autre monde (1844), L'illustratore che certo ha ispirato il bordolese. Da Redon poi muove la cultura dal Simbolismo; in lui Metafisica e Surrealismo scopriranno la moderna ambiguità delle immagini. ODILON REDON, La natura dell'invisibile. Museo Cantonale d'arte, Lugano, fino al 17 novembre. **