Divisionismo in 3 documenti...

IIn Italia, verso la fine del secolo, la conoscenza delle teorie sul colore porta a una corrente artistica che sostiene la necessità di non mescolare i colori sulla tavolozza, ma di accostarli puri direttamente sulla tela, per ottenere la massima luminosità. Questa corrente pittorica è detta: divisionismo, in quanto i colori, invece che fusi, sono divisi. I pittori divisionisti usarono un procedimento che riproduceva le addizioni di luce mediante una separazione minuta delle tinte complementari. Il maggior divisionista è Giovanni Segantini (Arco, Trento, 1858 - Schafberg, Svizzera, 1899). Le sue opere migliori sono dedicate alla solennità della montagna e all'ampiezza delle vallate alpine, delle quali riesce a cogliere tutta la maestà. Egli si immedesima nella natura, nel lavoro e nella vita dei contadini o degli animali. Il pittore che applico con più rigore il metodo divisionista fu Giuseppe Pelizza da Volpedo (Volpedo, Alessandria, 1868 - ivi, 1907). Autore di opere di ispirazione simbolica e sociale spesso animate da un profondo sentimento poetico. La sua opera più famosa: Il quarto stato, con la marcia dei lavoratori verso la propria emancipazione, rende, con forza, la fede utopica nel progresso.

Divisionismo Movimento pittorico italiano sviluppatosi a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento. La sua tecnica innovativa, che nacque dall'esigenza di rappresentare il vero e gli effetti della luce del sole, accostava i colori puri e li applicava sulla tela a piccoli tratti, in modo filamentoso. Diffusosi in più parti d'Italia ma con principale centro artistico a Milano, nacque ufficialmente nel 1891, quando le prime opere divisioniste vennero esposte all'esposizione Triennale di Brera. Pur essendo in sintonia con il puntinismo, a differenza dell'esperienza francese che era particolarmente attenta agli aspetti scientifici della tecnica, il divisionismo ne mise in evidenza soprattutto il carattere artistico e simbolico. Altre fonti importanti da cui gli artisti divisionisti trassero insegnamento furono la scapigliatura e la pittura lombarda dell'Ottocento, sul cui esempio abbandonarono il tradizionale chiaroscuro e cercarono la luce dal vivo, dipingendo all'aria aperta. Alcune suggestioni provenivano poi dalle sculture di Medardo Rosso che, allontanandosi dalla materia per spingersi verso la ricerca della luce, avevano come scopo dichiarato quello di comunicare allo spettatore le impressioni e le emozioni provate davanti alla natura. Tra gli esempi più ì significativi il dipinto Partita a biliardo (1867, Pinacoteca di Brera, Milano) di Filippo Carcano, che è risolto con una tecnica molto vicina alle pennellate a "piccoli punti". Era però la natura il soggetto che guidava i divisionisti, tra i cui protagonisti fu il pittore, teorico e mercante d'arte Vittore Grubicy de Dragon che, grazie alle conoscenze del mercato europeo, ne diffuse l'opera all'estero. I suoi quadri presentano un'illuminazione soffusa e crepuscolare che ricorda la pittura di Antonio Fontanesi, come Inverno in montagna (1895, Galleria nazionale d'arte moderna, Roma). Gaetano Previati, il più lirico e visionario, utilizzò la tecnica divisionista per dare riflessi dorati e argentei a una pittura sospesa tra sogno e realtà in opere come Il Re Sole (1890-1893, Galleria d'Arte Moderna, Milano). In Giovanni Segantini invece, l'atmosfera colma di luce è presente in tutte le opere, che hanno per tema principale la natura incontaminata. Ma attraverso il divisionismo, a cui Segantini arrivò dopo varie esperienze, lo stile si sintetizzò, il colore divenne più corposo e l'inquadratura si allargò: ne è un esempio Alla stanga (1866, Galleria nazionale d'arte moderna, Roma). Anche Plinio Nomellini giunse al divisionismo dopo aver affrontato in diversi modi il tema della luce: in Sole e brina (1896, Galleria civica Giannoni, Novara), quadro dalle tonalità calde ispirate al rosso e al giallo, trasformò la tecnica divisionista in un mezzo d'intensa espressività stilistica ed emotiva. Con Angelo Morbelli e Giuseppe Pellizza da Volpedo il divisionismo si avvicinò alle tematiche sociali. Nelle opere di Morbelli prevale l'aspetto populista, ma il realismo delle immagini è intessuto in una fitta rete di pennellate eseguite a tratti e minuscole linee, come in Un Natale al Pio Albergo Trivulzio (1909, Galleria d'arte moderna, Torino). La ricerca cromatica di Pellizza da Volpedo, già presente nel Quarto stato (1898-1901, Galleria d'arte moderna, Milano), giunse a livelli di perfezione con Il sole nascente (1903-1904, Galleria Nazionale d'arte moderna, Roma). Grazie soprattutto a Giacomo Balla, autore della Giornata dell'operaio (1904, collezione Balla, Roma), il divisionismo venne adottato dai futuristi, che trovarono nella separazione del colore un mezzo efficace per esprimere la dinamica del movimento.

Divisionismo (1891)
Le province dell’Italia settentrionale sono le prime in cui, alla fine dell’800, inizia a svilupparsi un’economia industriale; inoltre in Lombardia, tra il ‘50 e il ‘60 si comincia ad avere notizia delle novità artistiche francesi.
La volontà di confrontarsi con la realtà delle cose, espressa da una cultura artistica tutta protesa verso un radicale ripensamento della propria funzione e dei propri mezzi, dà vita a tentativi ed esperimenti diversi e al determinarsi di interessi tecnico-scientifici e di slanci progressisti.
In questa situazione si sviluppa l’esperienza dei Divisionisti, in cui confluiscono istanze sociali, irrequietudini estetiche e un serrato confronto con le indicazioni provenienti dalle più avanzate ricerche scientifiche.
Nel Divisionismo si coglie anche una ripercussione del Neo-Impressionismo francese, dal quale però si differenzia: allontanandosi dall’idea di arte-ricerca esso punta maggiormente su un’arte dal carattere simbolico. Il Divisionismo infatti, per non aver compiuto l’esperienza Impressionista, rimane prevalentemente una tecnica al servizio dello “spirito”: della retorica allegorica di Previati, dello spiritualismo e simbolismo di Segantini, dell’ideologia Politica di Pellizza.
Esso rappresenta comunque le istanze artistiche italiane più avanzate fra gli ultimi due decenni dell’800 e il primissimo ‘900, con radici che affondano nel naturalismo romantico degli Scapigliati, ai quali si devono le prime puntuali ricerche sugli effetti di luce e sugli “avvolgimenti” atmosferici.
Un contributo importante al diffondersi della ricerca divisionista è dovuto all’opera di Medardo Rosso, egli infatti, realizzando le sue suggestive sculture, si è via via allontanato dalla materia per spingersi verso la ricerca della luce.
Il linguaggio divisionista
Il Divisionismo, definito poeticamente da Angelo Morbelli “la prospettiva dell’aria”, assume come linguaggio pittorico la tecnica dell’uso “diviso” dei colori complementari, suggerito sia dall’ l’interesse per le riflessioni cromatiche, sia dall’attenzione ai meccanismi, anche psicologici, della visione, grazie alle indagini alle quali si dedicano, oltre che artisti, scienziati e filosofi.
Come già accennato, alcuni artisti, che adottano la tecnica divisionista, si connotano anche per il loro atteggiamento populista, distinguendosi anche per la graduale presa di coscienza di classe, l’impegno sociale e umanitario. L’esempio più esplicito è dato dalle tele di Morbelli e dal “Quarto stato” (1901) di Pellizza. Nelle opere di Morbelli prevale l'aspetto populista, ma il realismo delle immagini è intessuto in una fitta rete di pennellate eseguite a tratti e minuscole linee, come in “Un Natale al Pio Albergo Trivulzio” (1909), oggi alla Galleria d'arte moderna di Torino. La ricerca cromatica di Pellizza da Volpedo nel “Quarto stato” è superata dall’idea, quest’opera è definita dall’amico Morbelli “arte superiore non formata soltanto di tecnica, ma anche di pensiero”.
I due poli italiani
Il Divisionismo si diffonde in più parti d'Italia, ma il centro artistico principale resta a Milano, dove nel 1981 alla Triennale d’Arte di Brera, gli artisti si trovarono affiancati casualmente per la prima volta: Segantini espone tra l’altro l’opera “Le due madri” (1889),che si contrappone come esempio di “Divisionismo naturalistico” al simbolismo idealizzante di Previati; Morbelli presenta opere realizzate con una tecnica rigorosamente puntinista mentre Longoni dimostra un interesse evidente ai problemi della luminosità.
Un nuovo polo di ricerca divisionista si organizza a Roma, verso il 1985, intorno a Giacomo Balla.
Preminente, per Balla, rimane il culto scientifico dei valori ottici, con conseguente rifiuto di ogni evasione mistico-simbolista. Frequentano lo studio di Balla, Boccioni e Severini, che in seguito troveranno anche nella separazione del colore un mezzo efficace per esprimere la dinamica del movimento futurista.
Claudio Benzoni

Dal 1886, anno dell’ultima mostra impressionista, iniziano a svilupparsi nuove tendenze nella pittura che vanno ad indicare percorsi ancora insondati agli artisti di tutta Europa.
Alcune di queste tendenze fanno capo alle ricerche dei grandi pittori che vengono definiti post-impressionisti: Cézanne, Gauguin, Van Gogh, Seurat.
L’intento di questi artisti diventa man mano quello di cercare nuove metodologie di costruzione dell’immagine che vadano al di là della presa di coscienza del dato naturale. In ambito italiano si ricollegano al pointillisme di Seurat e Signac le esperienze di alcuni artisti che partecipano all’Esposizione Triennale di Brera nel 1891.
Pur non esistendo all’interno dell’Esposizione alcun intento rivoluzionario, si delineano già con forza le nuove direzioni di ricerca nello stile e nelle tecniche.
Le opere di Gaetano Previati e di Giovanni Segantini rivelano questo nuovo atteggiamento. Grande scalpore viene suscitato dai lavori di Previati che, tramite la tecnica della divisione del colore a pennellate rapide e allungate, prova a rendere ancora più evidenti i contenuti simbolici delle proprie rappresentazioni.
Si tratta di una pittura nuova in Italia, di difficile fruibilità, dove le forme e i colori diventano segni funzionali ad esprimere l’idea complessiva dell’immagine. Divisionismo e pittura sociale si sviluppano di pari passo: tra gli artisti di questa nuova tendenza è possibile identificare anche Emilio Longoni, Angelo Morbelli, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Plinio Nomellini e tutti si concentrano sull’uso dei colori e sulla tecnica di stesura, prediligendo un’accurata attenzione alla resa degli effetti luminosi. Morbelli diventa interprete dei temi di denuncia sociale dell’Italia post-unitaria, analizzando soprattutto la realtà del lavoro nei campi e le condizioni di disagio degli anziani. Segantini adotta la tecnica del divisionismo, ricercando una luminosità intensa, calda e totalmente innovativa nell’esperienza pittorica italiana. I temi da lui trattati hanno a che fare con soggetti alpini e contadini che assumono via via un carattere allegorico e simbolico (si ricordino Le due madri, 1889, e Ave Maria a trasbordo, 1886). Giuseppe Pellizza da Volpedo applica puntualmente i principi della scomposizione della luce grazie all’uso di punti e linee brevi su opere di formati e temi diversi, oscillando tra una propensione al simbolismo ed al realismo sociale. Tra le sue opere famosissimo Il Quarto Stato, 1896-1902, che destò grande scalpore.