La Via Francigena, una fra le maggiori strade che solcarono l'Europa nell'età medioevale, costituì un eccezionale tramite di segni, emblemi, culture e linguaggi dell'Occidente Cristiano. Ancora oggi sono rintracciabili sul territorio le memorie di questo passaggio che ha strutturato profondamente le forme insediative lungo il percorso e con il percorso. Un passaggio che ha permesso alle diverse culture europee di comunicare e di venire in contatto, forgiando la base culturale, artistica, economica e politica dell'Europa Moderna. A partire dal 1994 la Via Francigena è stata dichiarata "Itinerario Culturale del Consiglio d'Europa" assumendo, alla pari del Cammino di Santiago, una dignità sovranazionale. Il progetto si basa, nelle sue linee essenziali, sul diario di viaggio di Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, una preziosa testimonianza del tragitto compiuto dal prelato da Roma a Calais (79 giorni di cammino effettivo, oltre 1600 chilometri percorsi) e una nitida testimonianza di un Europa in viaggio, figlia della strada, a cavallo dell'anno mille.
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La Strada nel medioevo
Parlare di strada medioevale risulta francamente imbarazzante.
L'idea di un tragitto univoco ed esclusivo è un concetto moderno, in parte dovuto ad una indebita assimilazione con il periodo romano, in cui i grandi assi consolari di percorrenza, in parte lastricati e soggetti ad un'accurata manutenzione da parte delle comunità che attraversavano, in effetti rappresentavano direttrici viarie obbligatorie e per questo prive di alternative.
In periodo medievale è più corretto parlare di "possibilità di percorrenza" o meglio di "area di strada".
Queste definizioni stanno ad indicare che un percorso poteva, a seconda delle condizioni climatiche, geomofologiche e politiche di un territorio cambiare il suo corso e optare fra altre varianti che in un dato momento potevano anche soppiantare il tragitto principale.
Esistevano comunque alcuni "capisaldi viari", punti fissi che difficilmente potevano essere scartati dai viaggiatori se non a seguito di grossi rivolgimenti. Il riconoscimento di questi passaggi obbligati (quali potevano essere ponti, valichi…) integrato con la documentazione medievale e lo studio delle emergenze storico-artistiche ha permesso di ricostruire con attendibilità le direttrici principali dei percorsi, ovvero quelle scelte dal maggior numero di viaggiatori perché più comode,più dirette, più sicure.
In questo senso la Via Francigena con le sue varianti storiche rappresenta, per una serie di motivazioni contingenti, una fra le strade Romee (ovvero utilizzata per giungere a Roma) più funzionali e per questo più utilizzate, e la sua fortuna nel tempo la consacrerà a strada romea per eccellenza.
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Il Pellegrino e il Pellegrinaggio
Il pellegrino rappresenta una delle figure più caratteristiche dell'immaginario medievale e la tipologia di viaggiatore che, con più insistenza, utilizzava le strade del periodo, usufruiva degli ospizi e degli xenodochi, frequentava santuari e luoghi di pellegrinaggio, ma anche mercati cittadini e fiere.
I rilievi del Duomo di Fidenza, le rappresentazioni antelamiche delle opere di misericordia nel Battistero di Parma, la statua acefala di pellegrino di S.Maria Assunta a Fornovo concorrono a darci una immagine visivamente più nitida di questa categoria di viatores che, è lecito dire, li rappresenta tutti.
Chinati sotto ad un pesante e ruvido mantello di lana, unica difesa dalle intemperie, armati solo di un lungo bastone dalla punta ferrata (il bordone, dal tardolatino "burdo", mulo, termine usato con valenza ironico-dispregiativa), una bisaccia appesa alla cintura per gli oggetti personali e le poche monete, i pellegrini percorrevano le strade di mezza Europa procedendo, rigorosamente, a piedi.
Il cammino, oltre che dettato da motivazioni religiose e penitenziali, era legato alla mutata fisionomia della strada medievale, non più spiana e rettilinea, ma, al contrario, tortuosa e piena di buche.
Le pessime condizioni del manto stradale e la larghezza esigua dei tracciati comportarono anche la pressoché totale scomparsa del trasporto su ruote.
Le cavalcature erano perlopiù appannaggio di autorità religiose o civili e di mercanti che trasportavano a dorso di mulo le loro mercanzie.
Le mete dei pellegrinaggi costituivano una sorta di capolinea verso cui convergeva l'intera rete stradale europea, divenendo così anche fisicamente (e non solo spiritualmente) dei luoghi di raccolta.
Dante ci offre molto chiaramente una rapida sintesi delle tre tipologie principali di pellegrini, caratterizzati dalla meta che dovevano raggiungere: "…Chiamansi palmieri in quanto vanno oltremare, là onde molto volte recano la palma; chiamansi peregrini in quanto vanno a la casa di Galizia…chiamansi romei in quanto vanno a Roma".
Gerusalemme, Santiago di Compostela (con la tomba dell'apostolo Giacomo), Roma (con le tombe dei martiri e le basiliche paleocristiane) costituivano quindi le capitali della cristianità occidentale verso cui i pellegrini erano attratti da una profonda esigenza spirituale e di fede.
La Palma, la conchiglia (nella fattispecie la capesanta) e le sette chiavi rappresentavano i simboli di questi "cammini del cielo".
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Origine e fortuna del percorso
La Via Francigena, nel suo tratto italiano, pur ricalcando in parte l'antico sistema viario romano è da considerarsi un tracciato stradale di origine Longobarda, come ci conferma la sua denominazione originaria di Via di Monte Bardone, derivato da "Mons Langabardorum".
Le cronache medievali non identificano questa "Alpem Bardonis" con un monte specifico, bensì con un tratto preciso del crinale appenninico Tosco-Emiliano, quello corrispondente all'incirca all'attuale passo della Cisa.
Il suddetto valico era di fondamentale importanza strategica per i Longobardi perché garantiva i collegamenti tra il Nord-Italia , la capitale del regno Pavia e la Tuscia.
Ad est infatti i territori dell' Esarcato (l'attuale Romagna) in mano ai Bizantini impedivano l'utilizzo dei tradizionali assi di collegamento tra Roma e la Cispadana, peraltro già fortemente degradati dopo il collasso del sistema statale romano.
Ad ovest la situazione non era migliore in quanto si doveva evitare il tratto costiero ligure, ancora in mano ai bizantini, e insicuro per i frequenti attacchi dei "pirati" che infestavano il Tirreno.
Inoltre la Via Aurelia, asse portante delle comunicazioni tirreniche, non era più praticabile almeno a partire dal V sec. per l'impaludamento di vasti tratti della Maremma.
La scelta di un tracciato alternativo e, per forza di cose, intermedio alla viabilità consolare diventava quindi una necessità imprescindibile.
L'interesse longobardo per il percorso ci è testimoniato anche dagli sforzi compiuti dai vari re longobardi per assicurare sicurezza e agibilità al percorso.
Uno degli atti più tipici in questo senso era la fondazione di monasteri e abbazie regi in grado di assicurare un controllo politico e amministrativo sul territorio e di erogare servizi "spirituali" e di prima accoglienza per i viatores che pecorrevano la strada.
A partire dal IX sec. il percorso comincia a essere ricordato come Via Francisca, ovvero strada proveniente dal regno dei Franchi (oppure che i nati in "Francia" percorrevano).
In questo periodo, all'interno del rinato Sacro Romano Impero, la via assumeva anche un particolare valore ideologico in virtù della sua natura di collegamento con Roma, sede dell'autorità pontificia a all'origine del potere imperiale.
Per questo motivo la strada comincia a essere chiamata Romea.
La fortuna del percorso continuerà anche in epoca tarda come asse trans-europeo di collegamento religioso-culturale-economico tra l'Italia e le regioni dell'Europa Continentale, ricche di merci, materie prime e mercati.
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