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La Civiltà Maya
Si sviluppa in un arco di 3000 anni di storia su un territorio vasto più di 300 000 chilometri quadrati con condizioni climatiche e ambientali molto diverse tra loro - umide foreste tropicali, sierre aride, alte montagne e fasce costiere -che comprende la penisola messicana dello Yucatan, il Belize, il Guatemala, l'Honduras e il Salvador. La cronologia dei Maya si divide in Periodo Preclassico (dal 2000 a.C. al 250 d.C), che vede l'assestamento di quella civiltà, in Periodo Classico (dal 250 al 900 d.C.) che ne segna l'apogeo, e in Periodo Postdassico (900-1450 d.C. circa), che mostra il declino e l'influenza di popoli stranieri. Nonostante l'apparente omogeneità culturale, le concezioni artistiche e architettoniche dei tanti ceppi Maya sono diversissime tra loro, essendosi sviluppate in regioni isolate le une dalle altre e in periodi storici differenti. L'arte e la scienza maya -considerate l'espressione culturale più alta e sofisticata di tutte le civiltà della Mesoamerica - nascono inizialmente in luoghi diversi e soltanto nel Periodo Classico le conoscenze acquisite dai vari gruppi vengono combinate e utilizzate comunemente. I primi insediamenti in epoca Preclassica iniziale si ubicano nelle foreste dello Yucatan, nel Belize e sugli altipiani della costa dell'Oceano Pacifico, ricevendo l'influenza degli Olmechi che si erano spinti in quelle terre lontanissime alla ricerca di materiali preziosi come ossidiana e giada. Tra il Preclassico medio e tardo nascono le prime città-stato con architetture monumentali come Becàn, Uaxacutùn, Dzibanché, Cobà e Edznà, che probabilmente ebbero contatti con la Cultura di Monte Alban e con gli Zapotechi, dai quali ereditano le prime nozioni sui calendarì (poi perfezionati dai Maya stessi), il cerimoniale del sacro Gioco della Palla e i riti sacrificali. Nei quasi sette secoli del Periodo Classico, tra il 250 e il 900 d.C. circa, lo sviluppo urbano - insieme alla scienza, all'arte e alla tecnica - conosce il suo apogeo: vengono creati i grandi centri cerimoniali di Tikal, Copàn, Palenque, Yax-chilan, Piedras Negras, Uxmal e decine di altre città minori, ognuna con sue peculiarità architettoniche e culturali, geograficamente separate da un'infinità di barriere naturali come fiumi, foreste e montagne, anche se legate da alleanze politiche, da un comune sistema di scrittura e dal culto. Nel periodo iniziale sembra si possa leggere ancora una certa influenza della cultura di Teotihuacàn, che aveva raggiunto terre molto lontane dal sito originario, ma, a partire dal VI secolo d.C., i Maya costituiscono una civiltà totalmente autoctona. Verso la fine del Periodo Classico nascono seri conflitti di potere tra le varie città-stato e alcuni gruppi maya cercano nuove alleanze, mentre altre abbandonano i tradizionali centri cultuali costruendone di nuovi, oppure rinnovano totalmente le vecchie strutture urbane. Tra questi centri troviamo Tonino, Tulum, Chichén Itzà - ormai nella sfera di influenza tolteca - e Mayapan, che sarà l'ultimo baluardo maya capace di resistere ai Conquistadores spagnoli che invadono lo Yucatàn nel 1527
Il mistero della scrittura
La società maya era regolata da una rigida gerarchla che vedeva al primo posto della scala sociale VAhau, il Signore e rè, che aveva un potere divino simile a quello dei faraoni d'Egitto. Ai sovrani sono dedicate le immense piramidi, i monumenti e le stele che recano lunghe iscrizioni con il racconto della loro discendenza dinastica, delle loro imprese militari e degli atti di governo. La conoscenza della scrittura espressa in glifi era monopolio dei Maya, anche se la compilazione dei testi e la lettura erano riservate esclusivamente alla classe dominante e ai sacerdoti. La difficoltà maggiore che gli studiosi moderni incontrarono nel decifrare la scrittura maya consisteva nell'interpretazione dei glifi, poiché essi formano un complicato sistema misto in parte ideografico e in parte fonetico: per esempio il suono ta può avere più significati - avvoltoio, fascio di bastoni o torcia - e quindi possiede un proprio glifo sillabico, ma diversi glifi ideografici. Il primo studioso che comprese questo sistema è stato l'epigrafista russo Yuri Knorosov negli anni Cinquanta, che pubblicò una grammatica base dei glifi maya. Un'altra rivoluzione nello studio della scrittura maya venne condotta dagli epigrafisti Heinrich Berlin e Tatijana Proskouriakoff, i quali riuscirono a leggere le iscrizioni delle stele che raccontavano la storia del popolo maya: "Ora conosciamo gli antichi governanti e di molti non soltanto sappiamo i nomi, ma anche che faccia avevano, conosciamo le loro origini, le loro opere, quello che edificarono, contro chi combatterono o con chi si allearono e quali trucchi escogitarono per proteggere il loro diritto a governare" - scrive la storica messicana Maricela Ayala Falcón - "e alla fine hanno smesso di essere figure mitologiche senza nome per trasformarsi in esseri umani". Così le città maya sono diventate libri di pietra che ci permettono di conoscere la loro eredità spirituale, materiale e sociale
Il libro sacro del Popol Vuh
Le orìgini, i miti e la storia della civiltà maya ci sono stati trasmessi inoltre da due libri, compilati e trascritti in epoca coloniale: uno è il "Popol Vuh" (letteralmente, "libro della comunità" o "del consiglio") o, il testo sacro dei Maya Quiché del Guatemala che raccoglie la genesi, la mitologia e la storia antica per quanto riguarda le migrazioni e il contatto con le culture olmeca, tolteca e maya yucatena; l'altro è il "Chilam Balam", una raccolta di cronache maya dello Yucatàn in dodici quaderni che contiene testi di carattere religioso, cronologico e profetico. Il nome chilam balam ("colui che è bocca") era un titolo che veniva dato ai sacerdoti di Manf che interpretavano le volontà divine. I sacerdoti erano una casta privilegiata nell'universo maya e secondo la loro concezione religiosa il mondo era stato creato da entità sovrannaturali e poteva continuare a esistere grazie alle energie divine, alimentate però dalle azioni degli esseri umani. I sacerdoti erano esperti astronomi e per loro vennero eretti numerosi osservatori nei centri cerimoniali, costruiti secondo le leggi dei movimenti astrali. Per misurare il tempo i Maya utilizzavano tré sistemi calcolati sulle osservazioni delle ri correnze cicliche degli equinozi, dei solstizi, delle eclissi, del passaggio zenitale del sole, della posizione degli astri e delle fasi lunari.
Un calendario di sorprendente precisione
Per poter stabilire i rapporti tra gli eventi astrali e gli avvenimenti terrestri i Maya avevano elaborato un Calendario Rituale (tzolkin) di 260 giorni, composto da cicli di 20 giorni rappresentati da glifi e da 13 cifre, e un Calendario Solare (haab) di 365 giorni - di sorprendente precisione matematica se confrontato con il calendario del mondo moderno - suddiviso in 18 mesi di 20 giorni ciascuno, più un breve periodo di 5 giorni nefasti (uayeb), chiamati anche "giorni sospesi" o "perduti". La combinazione di questi due calendari veniva incisa con glifi e segni numerici su una "ruota calendaria".
Inoltre i Maya utilizzavano il cosiddetto "Conto Lungo": la base del sistema numerico era vigesimale con l'ausilio dello "zero" e per rappresentare le cifre venivano utilizzati dei pallini fino al numero 5, designato invece da una barra, mentre il 20 era raffigurato da un glifo a forma di conchiglia o di fiore stilizzato. I periodi del "Conto Lungo" - che copriva un periodo di 5125 anni, cioè l'intero ciclo della storia secondo i calcoli maya - erano sempre interpretati da glifi che raffiguravano l'intero anno solare (tun) che moltipllcato per venti componeva l'unità di un katun che, a sua volta moltipllcato per venti, raggiungeva l'unità di un baktun, cioè un ciclo di 400 anni. L'era maya era composta da 13 baktun e gli epigrafisti hanno potuto calcolare che - secondo il nostro calendario - i Maya avevano stabilito l'inizio della loro storia all'11 agosto del 3114 a.C. e che la fine del loro mondo sarebbe arrivata il 21 dicembre del 2012. Ma a porre termine prima del previsto a questa antica e grande civiltà ci pensarono i Conquistadores spagnoli che sbarcarono all'inizio del XVI secolo sulle coste dello Yucatàn.
Le credenze religiose dei Maya sono complesse e includono una grande varietà di divinità legate alla natura, al cielo e al mondo sotterraneo. L'Universo maya è rappresentato dalla ceiba, l'"Albero Cosmico": al di sopra dell'albero vi è il cielo simboleggia Secondo il mito fu il dio supremo "Hunak-Ku" a creare l'universo, ponendo i suoi quattro figli - i "Bacab" - ai quattro angoli del mondo per sorreggerlo.
Una divinità in particolare è presente dappertutto nell'iconografia religiosa dei Maya ed è il dio Chaac, associato al mais, all'acqua, alla pioggia e all'energia vitale in genere. Chaac è una divinità antropomorfa nata tra i serpenti e i draghi e viene rappresentata come un essere mostruoso dotato di zanne, occhi spiralifor-mi e un naso ricurvo che somiglia a una proboscide, da cui il nome "il dio dal naso lungo". Talvolta regge tra le mani una torcia, simbolo di siccità, oppure un'ascia, simbolo del fulmine, e per scongiurare le carestie al dio venivano offerti sacrifici di sangue. Le maschere inquietanti di Chaac si trovano scolpite dovunque e a grande profusione sui templi e sulle facciate dei palazzi, specie nei centri cerimoniali delle "terre calde", nello Yucatàn e nel Campeche, dove le piramidi e i palazzi dei sovrani maya emergono dalla foresta color smeraldo come gemme abbandonate dagli dèi.
Palenaue e le città del Rio Usumacinta
Nella regione del Chiapas, nell'umida e impenetrabile foresta che qui regna sovrana, sorge la città di Palenque, sublime esempio dell'architettura maya di epoca Classica, paragonabile soltanto ai centri monumentali di Tikal in Guatemala e di Copàn in Honduras. Grandiosa doveva apparire Palenque al tempo del suo massimo splendore, con le piramidi dipinte di rosso avvolte dal verde cupo della vegetazione tropicale che a tutt'oggi copre ancora gran parte della città che anticamente si estendeva per 15 chilometri quadrati. Gli edifici più importanti, come il "Gruppo della Croce", il "Tempio delle Iscrizioni" e il "Palazzo", risalgono tutti alla metà del VII e all'inizio delI'VIII secolo, quando il regno era guidato dal sovrano Kin Pacai (615-683 d.C.) e da suo figlio Chan Bahium (683-702 d.C.). La storia di Palenque è scritta sulle pietre dei suoi monumenti in forma di rilievi, di stucchi o di glifi, mentre l'architettura stessa si eleva a testimone del pensiero maya: il mondo dei mortali è rappresentato dal "Palazzo" e l'universo degli dèi dai templi del "Gruppo della Croce", mentre la "Piramide delle Iscrizioni" è il luogo dove l'uomo si fa dio.
Le pareti interne del Tempio delle Iscrizioni recano più di 600 glifi che illustrano 150 anni della dinastia regnante tra il VII e l'VIII secolo e che vennero decifrati nel 1958 dall'epigrafista Heinrich Berlin che riu-scf a individuare i cosiddetti "glifi emblematici" (glifi che indicano i nomi di sovrani e di città e che possono paragonarsi ai "cartigli" egiziani). Negli anni Cinquanta venne inoltre svelato un altro mistero: la Piramide celava nelle sue viscere il sepolcro di un grande sovrano (forse Kin Pacai) che qui riposava insieme al suo tesoro di giada. La scoperta fu fondamentale per la conoscenza del mondo maya, poiché fino ad allora si era creduto che le piramidi fossero soltanto edifici di culto e non anche monumenti funebri che nascondevano tombe.
Accanto a Palenque vennero a formarsi in epoca Classica altre importanti città-stato e centri cerimoniali come Piedras Negras (oggi in Guatemala sul confine con il Messico), che ha conservato una serie di splendide stele con iscrizioni; Yaxchilan, che siestende su due acropoli lungo le rive del fiume Usu-macinta e dove sono stati portati alla luce dei preziosi rilievi che illustrano le cerimonie del passaggio di potere tra i sovrani, atti di autosacrifìcio rituale e scene di battaglia; e Bonampak (in lingua maya vuoi dire "muri dipinti"), che possiede un tempio con le più belle pitture del Periodo Tardo Classico dei Maya: vi sono raffigurate scene di battaglia con guerrieri che vanno a caccia di prigionieri da sacrificare, cerimoniali di corte con danzatori e figure grottesche al cospetto dei sovrani, vivide rappresentazioni di sacrifici umani e scene di autosacrifìcio, un atto che consisteva nel trafiggersi la lingua o i genitali con una cordicella ricoperta di spine per raccogliere le gocce di sangue da offrire agli dèi.
Più a sud, in una valle abitata oggi dalle popolazioni Lacandoni, i Maya costruirono l'immenso complesso palaziale-religioso di Tonine ("casa di pietra") che divenne nel Periodo Postdassico l'avamposto militare della regione. Gli edifici e i templi, costruiti interamente in mattoni di pietra, si sviluppano su sette ter razze sovrapposte che danno alla città un'immagine più di fortezza che non di centro religioso. Tutte le pareti erano ricoperte da stucchi di cui si sono salvate alcune immagini che raffigurano le divinità dell'ln-framondo. Ogni piattaforma possiede diversi templi, tombe, troni, pozzi per il sacrificio, labirinti e gallerie sotterranee che portano fuori dalla cittadella. Negli anni dell'improvviso e misterioso collasso della civiltà maya intorno al X secolo. Tonino riuscf a sopravvivere alla crisi - per un certo periodo estese la sua influenza fino a Palenque, ormai decaduta - e continuò a prosperare accanto ai grandi centri maya-toltechi come Chichén Itzà e Mayapàn
LA MAPPA DELL'IMPERO
Uxmal e le citta delle colline Puuc
Nelle antiche cronache del Chilam Baalam Uxmal viene descritta come una città ricca e fiorente, capoluo-go religioso e amministrativo dei Maya dello Yucatàn, che abitavano nelle terre collinose di Puuc, nome che designa anche il particolare stile architettonico di quella regione.
^edificio più maestoso di Uxmal è la "Piramide dell'Indovino", costruita in forma semi-ellittica in stile "puuc-chenes": si possono riconoscere cinque fasi di sovrapposizioni architettoniche, a iniziare dal tempio più antico che risale al VI secolo d.C. ed è decorato con numerose maschere del dio Chaac, fino al primo Periodo Postdassico, quando la città venne occupata intorno al 1000 d.C. dalla dinastia degli Xiù, una popolazione di lontana origine maya che introdusse nuovi culti e nuove politiche. Nella struttura inferiore della piramide venne scoperta la cosiddetta "Regina di Uxmal", una scultura che raffigura il volto tatuato di un sacerdote che emerge dalla bocca di un serpente. Tutta l'architettura di Uxmal denota l'altissimo grado di perfezione raggiunto dagli intagliatori maya nell'arte della lavorazione della pietra. Lo dimostra anche il "Palazzo del Governatore", un edificio lungo quasi 100 metri che sorge sopra una vasta piattaforma a gradinate e che fungeva probabilmente da residenza delle massime autorità. Il palazzo è orientato verso il sorgere del pianeta Venere e presenta una parte inferiore semplice e lineare, mentre il cornicione superiore è fittamente decorato con i simboli cari alla cultura maya: sul fregio si possono contare 260 maschere del dio Chaac, tante quanti sono i giorni del calendario dell'anno sacro. La parte posteriore del palazzo è caratterizzata da una serie di strette porte a forma di punta di freccia che immettono in un piccolissimo vano, il cui uso è rimasto sconosciuto.
Per lunghi secoli Uxmal è stata una delle città maya più popolose dello Yucatàn, grazie anche a un prodigioso sistema di approvvigionamento d'acqua attraverso numerosi "chuitunes", grandi cisterne che assicuravano una duratura riserva idrica in un luogo privo di pozzi naturali. All'arrivo degli Spagnoli, Uxmal era ancora abitata, anche se l'ultima dinastia Xiù aveva da tempo trasferito la sua capitale a Mayapàn. Le prime descrizioni del luogo si trovano nei diari del frate spagnolo Alonso de Ponce, ma poi scese il silenzio su Uxmal fino alla prima metà dell'Ottocento, quando venne riscoperta dall'esplora-tore-scrittore statunitense John Lloyd Stephens e dall'architetto e disegnatore inglese Frederick Catherwood. Appassionati entrambi delle culture precolombiane, Stephens e Catherwood si erano avventurati per lunghi anni tra le foreste tropicali del Guatemala, dell'Honduras e dello Yucatàn alla ricerca delle antiche rovine di popolazioni sconosciute -allora essi ignoravano che si trattava di una cultura omogenea chiamata "Maya" - e a loro dobbiamo una preziosa documentazione scrìtta e illustrata dei maggiori monumenti di quelle regioni.
Oltre a Uxmal nacque nella regione Puuc, tra il VI e il IX secolo, una serie di centri cerimoniali e urbani, collegati tra loro da una vasta rete viaria, i sacbéoob (sacbé significa "strada bianca"), viali diritti, larghi fino a 10 metri e costruiti in posizione leggermente elevata. Uno di questi sacbéoob è ben visibile a Kabàh, dove segna l'ingresso al centro cerimoniale, attraversando un arco monumentale. Il complesso architettonico più spettacolare di Kabàh è il "Codz-Poop", un edificio dal colore dorato costruito sopra una piattaforma, di cui si ignora a tutt'oggi la funzione. Il nome significa "stuoia arrotolata" ed è riferito probabilmente al naso ricurvo del dio della pioggia Chaac, che orna la facciata con 250 maschere, composte ognuna da 30 pietre intagliate. Sulla stessa piattaforma si trova anche il "Teocalli", un edificio per le funzioni sacre, dotato di numerosialtari e costruito secondo i dettami dello stile "puuc" con fasce di doppie colonne sulla facciata e pilastri nei vani delle porte. Nonostante una certa uniformità dello stile "puuc" - grandi complessi palaziali a pianta rettangolare, gruppi di colonne alternate a pannelli incorniciati, maschere di Chaac sulla facciata e mosaici di pietra quasi "barocchi" - ognuna delle città si distingue per l'originalità del disegno urbano e per le variazioni degli elementi architettonici: uno di questi centri è Sayil, fondato alla fine del Periodo Classico e che possiede un imponente palazzo costruito su tré terrazze, decorato con lunghe file di semicolonne e pilastri sormontati da capitelli che segnano le porte. Il piano superiore dell'edificio reca una serie di maschere di Chaac, composizioni zoomorfe e rilievi che raffigurano il "dio Discendente", posti a intervalli regolari. Poco lontano da Sayil sorge Labnà, che fu una delle città più importanti della regione, colma di grandiosi edifici tuttora visibili. Il gigantesco Palazzo mostra tutti gli elementi classici dello stile "puuc" ed è formato da un edificio centrale e due corpi avanzati costruiti sopra una terrazza artificiale. Su uno degli angoli arrotondati spuntano le fauci di un serpente dalle quali emerge la testa di una figura umana, simboli delle divinità dell'Acqua e della Fertilità. Un ampio sacbé collega il Palazzo alla piramide del "Mirador", dall'alta cresta bianca, e all'"Arco di Labnà", costruito con una "falsa volta" maya e affiancato da due ambienti laterali. Sulla fascia superiore dell'Arco sono scolpite due nicchie nella forma tipica delle capanne maya fatte di tronchi d'albero con tetto spiovente di foglie essiccate, come ancora oggi si possono vedere nei villaggi.
Becàn e le città delle terre aride
Tra le due coste - quella del Golfo di Campeche e quella del Mare Caraibico - si trovano centinaia di città maya, alcune isolate o ridotte a singole rovine, altre raggruppate e dotate di splendidi edifici. Una delle prime città fondate dai Maya in quelle regioni fu Becàn, che possiede delle imponenti strutture dipietra iniziate intorno al I secolo d.C. nello stile del Rio Bec, che denotano l'influenza dei costruttori di Petén (Guatemala). L'apogeo della città risale al 11-IV secolo quando furono edificati i complessi piramidali con fìnte torri, grandi pilastri e ripide scale monumentali. Lintera città era circondata da un profondo vallo circolare con sette ingressi, gallerie e torri. Gli edifici sono raggruppati intorno a tré piazze: la prima, con al centro un altare per le offerte agli dèi, è dominata da quattro piattaforme piramidali con strutture per le osservazioni astronomiche; la seconda piazza è occupata da un grande campo per il Gioco della Pelota, mentre sul terzo piazzale si erge una piramide massiccia con otto ambienti colonnati sulla cima e dieci grandi stanze nascoste all'interno dell'edifìcio dove, forse, venivano consumati riti individuali come l'autosacrificio. Un centro politicamente dipendente da Becàn era Chicannà - la "casa delle fauci di serpente" -, che deve il suo nome a un edificio la cui facciata consiste in una gigantesca maschera zoomorfa dalla bocca spalancata. Poco si conosce della storia di questo si to, scoperto soltanto nel 1969, ma probabilmente nato come residenza elitaria di persone facoltose, vista la ricchezza decorativa degli edifici e lo splendore degli oggetti di giada, di alabastro e di ossidiana rinvenuti sotto le rovine. L'influenza dell'architettura monumentale dei Maya del Guatemala si nota specialmente a Xpuhil, un altro centro cerimoniale non lontano da Becàn, che possiede un vasto edificio centrale scandito da tré torri, a imitazione dei complessi cultuali di Tikal. L'aspetto piramidale delle torri di Xpuhil, con vaste scale e templi, è un puro effetto ottico: i gradini sono troppo stretti e ripidi per essere scalati e dunque sono soltanto decorativi. Sulla facciata delle torri erano applicate grandi maschere di felini, elemento comune nelle architetture delle culture Rfo Bec e Che-nes. Un eccellente esempio dei complessi intrecci a mosaico di pietra dello stile Chenes con influenza "puuc" è il Tempio di Hochob, costituito da una centrale maschera di Chaac circondata dai simboli del serpente celeste e da sculture associate ai culti dedicati agli esseri sovrannaturali, mentre sulla cresta dell'edificio sì erge una serie di statue nella rigida posizione "sull'attenti". Nell'area di Becàn sorgeva anche Balamku, un sito maya scoperto appena nel 1990 e ancora in fase di scavo. Tra la fitta vegetazione della foresta si intravedono resti di edifici, gradinate e monticoli a forma piramidale. La costruzione più imponente è la "Casa dei Quattro Rè", risalente al Periodo Classico, che ha conservato un bellissimo fregio dove compaiono giaguari, mascheroni, coccodrilli e figure ibride. Grandi mascheroni dagli occhi leggermente strabici venivano scolpiti anche a Edznà nel cuore della regione del Campeche. Qui sorge un centro cerimoniale maya dalla spazialità sconfinata, con immensi piazzali racchiusi da piattaforme e piramidi. La "Grande Acropoli" è dominata dalla "Piramide dei Cinque Piani" che risale al VI-VIII secolo e ricorda lo stile degli edifici del Guatemala. Dai glifi presenti sui gradini delle scalinate e delle stele si è potuto risalire a una dinastia di dieci sovrani che governavano Edznà tra il IV e il IX secolo. In seguito molte strutture vennero smantellate e ricostruite, ma al volgere del XV secolo la città risultava completamente abbandonata. Nel Periodo Classico alcuni gruppi maya migrarono dalle foreste dello Yucatàn fino alla costa del Golfo del Messico, nel Tabasco, al confine con le terre dei Totonachi. Il centro più distante dalla terra d'origine è Comalcalco, ultimo avamposto maya a Occidente, che ha conservato delle vestigia grandiose che stilisticamente ricordano Palenque, anche se la tecnica di costruzione è diversa: gli edifici sono formati da mattoni, tenuti insieme da malta impastata con conchiglie frantumate. Vi sono otto piramidi con templi che recano ancora ampie tracce di stucco bianco e un'"acropoli" sulla quale venne edificato un possente palazzo con torri, gallerie, cortili e un sofisticato sistema idraulico. Dall'alto del palazzo lo sguardo spazia a 360 gradi sull'orizzonte, segnato da una linea netta che divide il cielo dalla fitta vegetazione della foresta tropicale. Sul versante opposto, nella regione del Quintana Roo che comprende la fascia costiera del Mare Caraibico, i Maya fondarono diverse città-stato, tra cui Kohuniich e Coba. Quest'ultima fu una delle città più estese della civiltà maya, che copriva oltre 50 chilometri quadrati con un monumentale centro cerimo niale dal quale partivano 45 sadbéoob, le "strade bianche" che raggiungevano distanze fino a 100 chilometri. Il periodo del suo massimo splendore è da collocarsi tra il VII e il IX secolo, quando venne costruito il cosiddetto "Gruppo Cobà", con un'enorme piramide a nove livelli e un vasto campo per il Gioco della Pelota dotato di massicci anelli di pietra. Tra le radure della fitta foresta sono state individuate 6500 strutture superstiti, ma soltanto una piccola, seppur monumentale parte è stata portata alla luce, tra cui il "castello" del Nohoch Mul ("grande collina"), il "Tempio delle Pitture" e il "Gruppo Ma-cancox" che prende il nome dal vicino lago e consiste in un nucleo di stele del VII secolo che rappresentano i sovrani di Cobà accanto alle loro mogli, tutte scelte tra le dinastie maya di Tikal. Un altro centro monumentale fu Kohunikh, la "collina delle palme", che ebbe il suo apogeo tra il IV e I'-VIII secolo. La disposizione degli edifìci è rigorosamente orientata verso le costellazioni celesti e si pensa che Kohuniich sia stata un importante centro religioso per i calcoli astronomici, poiché tutte le strutture possiedono elementi architettonici per l'osservazione delle stelle, dei solstizi e degli equinozi. I Maya si insediarono anche direttamente sulla costa, ma pochi sono i siti che hanno potuto conservare i loro monumenti, poiché erano più esposti alle incursioni dei nemici. Erano abitate anche le isole come Cozumel o Jaina, di fronte al litorale di Can-cun, dove è stata scoperta una miriade di preziose statuine che raffigurano sacerdoti, scribi e gente del popolo, talvolta colti in atteggiamenti maliziosi e spiritosi. Alcuni resti di piramidi e piattaforme con altari sono stati trovati a Muyil, un luogo ancora tutto da scoprire, mentre più maestose sono le rovine di Tulum, una città maya abitata fin dal V secolo che venne fortificata nel Periodo Postdassico, dopo il 1200 d.C. Tulum si affaccia direttamente sul mare Caraibico e già da lontano i navigatori potevano scorgere le sue possenti vestigia, come il cosiddetto "Castello" dedicato al "dio Discendente", una divinità metà uomo e metà ape dotata di ali e di coda di uccello, e come il "Tempio degli Affreschi" le cui pitture raffigurano molte divinità del vasto pantheon degli dèi maya.
Chichén llza e i giochi di morte
Nel Periodo Postdassico il mondo maya attraversò una grave crisi politica e le dinastie furono costrette ad allearsi militarmente con popolazioni di origine straniera. Accadde cosf che molte istituzioni politico-sociali venissero sovvertite e ai sovrani-sacerdoti si sostituissero dei rè-guerrieri. In quell'epoca nacque una capitale potente e autorevole, Chichén Itzà, orgogliosa metropoli maya-tolteca che dominerà lo Yu-catàn per circa tré secoli. La città venne costruita con un mirabile connubio tra elementi maya e toltechi: il grande piazzale cerimoniale avrebbe rappresentato, secondo il pensiero maya, il luogo primordiale della creazione, mentre l'enorme Piramide di Kukulkàn avrebbe simboleggiato la montagna dove la Prima Madre aveva modellato i primi uomini nel mais. Su questa struttura maya i Toltechi, provenienti da Tuia, introdussero i simboli delle loro tradizioni guerresche come il "muro dei crani", i Chac-Mool - forse messaggeri degli dèi - e le immagini di serpenti, giaguari, aquile e "atlanti". Con l'arrivo della tribù degli Itza (probabilmente a loro volta di lontana origine maya, ma su questo punto esistono ancora controversie) la società si militarizzò profondamente e forse il crollo della città nel XIV secolo è da attribuire alla ribellione delle popolazioni locali contro i dominatori stranieri. La grande Piramide che domina il piazzale ingloba un edificio maya più antico sul quale gli Itza eressero nel X secolo un tempio, al cui interno erano stati collocati un Chac-Mool (un altare antropomorfo raffigurante un uomo semisdraiato con le gambe piegate e la testa sollevata e un recipiente al centro del ventre per le offerte sacrificali) e un trono a forma di giaguaro, dipinto di rosso e decorato da dischetti di giada per simulare le macchie del manto felino. La Piramide venne chiamata dagli Spagnoli con il nome generico di "El Castillo", ma in realtà sembra fosse dedicata al culto di Kukulkàn (cosf era definito a Chichén Itza il divino QuetzalcóatI): le quatto scalinate hanno i parapetti ornati da lunghissimi "serpenti piumati" le cui fauci si aprono alla base della piramide, mentre le colonne del tempio superiore sono costituite da serpenti a sonagli la cui coda sostiene un architrave. Kukulkàn fa la sua apparizione nei giorni degli equinozi di marzo e di settembre quando l'ombra delle nove terrazze si proietta sul muro nord-ovest, creando l'illusione di un serpente che striscia lungo la piramide. L'impor tanza dei calcoli astronomico-calendariali è ribadita in tutto il monumento: le quattro scalinate contano ognuna 91 gradini per una somma totale di 364, a cui va aggiunto l'unico gradino del tempio per un conto finale di 365 gradini, l'esatto numero dei giorni del ciclo solare.
Nel pozzo dei sacrifici
Come raggi di sole dalla Piramide di Kukulkàn partono numerosi sacbéoob, tra cui la strada principale che conduce al "Cenote Sacro", il grande pozzo dedicato ai sacrifici e alle offerte. I cenotes sono pozzi naturali alimentati da sorgenti sotterranee (l'antico nome era chen, per cui Chichén Itzà può essere tradotto con "sul ciglio del pozzo degli Itzà") che oltre a essere preziosi serbatoi d'acqua, erano considerati luoghi sacri. Per onorare gli dèi della Pioggia e dell'Acqua nei pozzi venivano gettate offerte di ogni tipo, da statue di legno a gioielli di giada e oro, da animali a esseri umani destinati al sacrificio. Dagli inizi del Novecento molti cenotes sono stati esplorati e, sebbene siano stati rinvenuti diversi scheletri umani, le scoperte più eclatant! riguardano le offerte votive di materiali preziosi: dal solo Cenote Sacro di Chichén Itzà sono riemersi più di 4000 reperti tra gioielli e idoli. La leggenda di Quetzalcóatl-Kukulkàn vuole che l'eroe fosse asceso al cielo trasformandosi in "Stella del Mattino", cioè nel pianeta Venere. A Chichén Itzà due piattaforme sono dedicate al dio in questa veste ed egli vi appare con gli attributi di uccello e di serpente. Le osservazioni astronomiche avvenivano probabilmente nel "Caracol", uno dei pochi edifici circolari a chiocciola della cultura maya e tolteca. Su un doppio basamento dagli angoli smussati venne costruito un edificio in blocchi di pietra levigata scandito da quattro porte, mentre sul tamburo superiore furono applicate delle maschere di Chaac in corrispondenza delle aperture. Un ulteriore piano del "Caracol" presenta invece delle finestrelle da cui si affacciavano i sacerdoti-astronomi per scrutare il cielo. Qui, senza strumenti se non due assicelle di legno incrociate, i sacerdoti potevano seguire il cammino del sole e della luna, le costellazioni e studiare esattamente l'arrivo dei solstizi e degli equinozi. Con grande pazienza annotavano lo scorrere del tempo e la loro perizia li aveva portati all'elaborazione di un calendario solare di 365 giorni, con uno scarto infinitesimale su quello stabilito dagli astronomi moderni. La presenza dei Maya riappare chiaramente osservando le rovine della cosiddetta "Chichén Vecchia" con il vasto "Complesso delle Monache" - chiamato cosf per la sua struttura conventuale - risalente al Periodo Classico e decorato sulla facciata principale da intrecci geometrici, mentre gli angoli arrotondati sono formati da maschere sovrapposte del dio Chaac. Gli edifìci annessi rappresentano anch'essi un monumentale omaggio al dio della Pioggia, con numerosi mascheroni dalle fauci spalancate e fregi con serpenti stilizzati. Vi era anche un Tempio dedicato al dio supremo Itzàmnà, rappresentato in veste di uccello-serpente: l'edificio viene chiamato "Tomba del Gran Sacerdote" e consiste in una struttura piramidale costruita sopra un pozzo, mentre al suo interno sono state rinvenute sette tombe con numerosi scheletri accompagnati da ricche offerte. Uno dei luoghi più impressionanti per spazialità e forza è il gigantesco Campo per il Gioco della Pelota: la corte misura circa 170 metri di lunghezza per circa 50 di larghezza, mentre i muri laterali -ornati da una fascia a forma di serpente - sono alti quasi 8 metri e gli anelli sono fissati a un'altezza di oltre 7. Guardando quei bersagli cosf alti viene spontaneo chiedersi come i giocatori potessero lanciare la pesante palla di caucciù fin lassù senzausare le mani, colpendola soltanto con i gomiti, le ginocchia e i fianchi. Poco oltre il Campo della Pelota i Toltechi costruirono la piattaforma dello Tzompantlì, il "muro dei crani", e quella della "Casa delle Aquile" dedicata ai corpi militari elitari. Sul "muro dei crani" venivano esibiti i teschi dei giocatori sacrificati: i Toltechi avevano introdotto questo rito nel mondo maya, nel quale esisteva sf il sacrifico umano, ma non aveva mai raggiunto livelli cosf cruenti. L'importanza del sangue versato nelle società guerriere appare chiaro anche nei rilievi che decorano la "Casa delle Aquile" dove giaguari e rapaci -emblemi dei due ordini militari più importanti, nonché simboli rispettivamente del Sole notturno e del Sole diurno - divorano cuori umani. Chichén Itzà era una delle tré città governate dagruppi guerrieri giunti nello Yucatàn da terre straniere, i quali avevano imposto il loro dominio nel territorio maya: gli Itzà si erano stabiliti a Chichén Itzà, gli Xiù a Uxmal e i Cocom a Mayapàn. Le rivalità tra i tré regni si accentuarono nel XIII secolo e, secondo le cronache del Chìiam Balam, la signoria di Mayapàn riuscf a rovesciare la dinastia di Chichén Itzà, affermando cosi la propria supremazia sulla regione. Anche Mayapàn venne costruita nel segno del "serpente piumato" Kukulkàn e la disposizione degli edifici fa pensare a una Chichén Itzà di dimensioni minori: il centro cerimoniale comprende la Piramide di Kukulkàn, il Tempio dei Guerrieri con sale colonnate, un Tempio del Pianeta Venere e un "Caracol" che serviva da osservatorio astronomico. Il potere dei governatori di Mayapàn venne spezzato nella stessa maniera violenta con la quale era nato: nel 1441 i nobili della città, stanchi della tirannia Cocom, si allearono con il gruppo Xiù e uccisero l'ultimo sovrano insieme a tutta la sua famiglia. Da allora lo Yucatàn ri mase in preda alla guerra civile, durante la quale sedici piccoli regni si combatterono ferocemente. Questo sarà lo scenario che i Conquistadores spagnoli troveranno al loro arrivo nello Yucatàn nel 1527, ma le discordie dei singoli feudi non faciliteranno la conquista: gli Spagnoli sono costretti a battersi su più fronti e soltanto alla fine del XVI secolo la regione può venire parzialmente assoggettata. Gli ultimi Maya resisteranno disperatamente ai nuovi padroni, alle loro leggi e alla nuova religione, il cristianesimo. LOrdine dei Francescani cercherà di dominare la popolazione assumendo il ruolo insieme di predicatori, politici e giudici: nelle cronache sono ricordati i violenti metodi inquisitori dei frati, che suscitano grande scompiglio tra gli Indios, tanto che molti preferiscono suicidarsi piuttosto che vivere nel terrore. Rimane celebre ^"autodafé" del vescovo Diego de Landa, personaggio ambiguo che, pur lasciando una preziosa documentazione sulle tradizioni maya, era un implacabile persecutore dei "pagani": nella pubblica piazza di Manf - la città porta il nome profetico di "è tutto finito" ed era stata l'ultima sede dei Maya Xiù -fece bruciare sul rogo tutti gli antichi codici maya, distruggendo un tesoro inestimabile, abbattè gli idoli e fece giustiziare gran parte della popolazione. Fu questa la fine morale della cultura maya, anche se per secoli sono continuate a esistere sacche di resistenza nella giungla del Quintana Roo e del Chiapas, che vennero però spezzate definitivamente alla fine dell'Ottocento dalle prime truppe federali del Messico.
Il Gioco della Palla... 
era noto fin dal tempo degli Olmechi ed era fegato a un antico mito tramandato dal "Popui Vuh" che racconta Ìa lotta tra tè divinità terrestri e solari e i demoni dell'In-framando. H gioco era associato al culto del Sole che doveva rinascere ogni giorno abbandonando il mondo delle tenebre: il campo da gioco rappresentava la Terra, mentre la palla simboleggiar va il Sole, per cui il giocatore che fasciava cadere la palla doveva essere sacrificato poiché aveva impedito al Sole di rinascere. Vi erano civiltà come gli Zapotechi e i Totonachi dove il Gioco della Pelota era diventato un'ossessione - nel centro cerimoniale di El Tajin esistevano ben 14 campi di gara - anche se le regole e l'abbigliamento dei giocatori cambiavano a seconda dei riti, che culminavano comunque tutti nel sacrificio di sangue. Nel Gioco della Pelota di Chi-chén Itzd si fronteggiavano due squadre formate da sette elementi ciascuna, tè cui immagini compaiono sui rilievi che ornano la base dei muri! i giocatori erano protetti da cinture che coprivano le parti vulnerabili dalle natiche atte ascelle e da paracolpi sulle broccia e sulle ginocchio. Sui limiti nord e sud del compo furono costruite due ampie piattaforme con due templi dedicati al Sole e olla Luna, anch'essi coperti interamente da bassorilievi. Addossata al muro estemo si trova una piramide tronca, chiamata il "Tempio dei Giaguari" che, nella parte bassa, possiede una camera decorata da rilievi con al centro un trono di pietra a forma di giaguaro. La sala sulla cima, visibile dal campo di gioco, è sorretta da due giganteschi serpenti a sonagli ed era adibita a stanza rituale durante le competizioni
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